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Vibo Valentia - Il boss Antonio Mancuso, 77 anni, numero uno e capo storico dell'omonimo clan di Limbadi, resta in carcere. A rigettare l’istanza avanzata, per motivi di salute, dall'avvocato Stilo, il Tribunale collegiale di Vibo Valentia nell'ambito del procedimento “Black money” dove il boss di Limbadi è imputato per associazione mafiosa. Antonio Mancuso è fratello di Pantaleone, 68 anni, detto “Vetrinetta”, altro boss del casato mafioso del Vibonese, morto sabato scorso nell'ospedale di Tolmezzo (Ud) in regime di detenzione e di cui stamane si sono svolti all'alba i funerali in forma privata e senza cortei così come disposto dal questore di Vibo.
Per i giudici, dall'esame della documentazione medica "non emerge alcuna incompatibilità con il regime carcerario e le patologie da cui è affetto Antonio Mancuso sono poste sotto controllo e costante monitoraggio specializzato". "Il Tribunale di Vibo Valentia ha ritenuto di non scarcerare Antonio Mancuso anche perchè sono state acquisite dal Tribunale certificazioni mediche dell'ottobre 2014 e del marzo 2015 con la quale veniva comprovata la compatibilità di Atonio Mancuso con il regime carcerario. Per tali motivi l'avvocato Stilo ricorrerà al Tibunale del Riesame di Catanzaro poiche' non e' stata acquisita l'attuale relazione del sanitario del carcere di Milano Opera nè disposta perizia d'ufficio per stabilire se effettivamente le attuali condizioni di salute di Mancuso fossero compatibili o meno". Attualmente Mancuso, già condannato nei processi nati dalle operazioni "Dinasty" 1 e 2, resta quindi recluso nel carcere di Milano-Opera.
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