
Torino - Reati fiscali, associazione a delinquere e voto di scambio. Dalle prime luci dell'alba, la guardia di finanza di Torino sta eseguendo otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia torinese, nonché sequestri di beni sul territorio nazionale, nei confronti di soggetti legati alla 'ndrangheta radicati nel territorio di Carmagnola e operanti a Torino. Tra le condotte illecite, oltre all'associazione per delinquere di stampo mafioso e reati fiscali per 16 milioni di euro, è stato contestato anche il reato di scambio elettorale politico-mafioso.
Quindicimila euro in cambio della promessa di un 'pacchetto' di voti. È questa l'accusa che ha portato in carcere l'assessore ai Diritti della Regione Piemonte, Roberto Rosso. Secondo l'accusa la 'ndrangheta avrebbe esercitato la propria ingerenza in occasione delle elezioni dello scorso 26 maggio. Roberto Rosso, ha rassegnato le dimissioni da assessore della Regione Piemonte. Secondo quanto si apprende da ambienti politici, la lettera è stata firmata in carcere ed è già nelle mani del governatore Alberto Cirio.
Presidente Cirio: "Allibito, dimissioni già accettate"
Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, si dice "allibito" per l'arresto di Roberto Rosso e annuncia di avere "prontamente accettato" le sue dimissioni da assessore regionale, "avendo già fatto predisporre la sua revoca". "Come governo regionale - aggiunge Cirio - non possiamo accettare che esista alcuna ombra e più che mai su un tema come quello della lotta alla mafia e alla criminalità, che sono per noi un principio irrinunciabile e per il quale abbiamo voluto costituire per la prima volta in Piemonte una specifica Commissione permanente sulla Legalità. La mafia è il nemico, il male assoluto. E questo deve averlo ben chiaro chiunque voglia governare con me il Piemonte".
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