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Catanzaro - Nuova udienza, presieduta dal Gup Pietro Carè al Tribunale di Catanzaro, del processo per l’omicidio di Antonio Deodato che vede imputati Aldo Notarianni, Pasquale Giampà, Vincenzo Bonaddio, Maurizio Molinaro, Domenico Giampà. Al centro della seduta odierna, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pasquale Giampà, anche lui imputato in questo procedimento. Sono, infatti, stati acquisiti i verbali delle dichiarazioni rese al Pubblico Ministero circa le circostanze dell’omicidio del 27enne, Antonio Deodato, avvenuto nella sala giochi in via Isonzo a Lamezia l’8 febbraio di undici anni fa.

Il Pm Elio Romano aveva chiesto 30 anni di carcere per Aldo Notarianni, Pasquale Giampà e Vincenzo Bonaddio, mentre 20 anni di reclusione sono stati chiesti per Maurizio Molinaro, Domenico Giampà, quest’ultimo reo confesso.A ricostruire le fasi dell’omicidio, avvenuto dopo due settimane da quello di Francesco Zagami, sono stati anche altri collaboratori di giustizia che spiegarono come, la decisione di uccidere Deodato, fu presa dalla cosiddetta “commissione” perché il giovane era cognato di Vincenzo Torcasio e nipote di Nino. Una vicinanza alla cosca avversaria a quella dei Giampà che gli costò la vita. I killer si presentarono nella sala giochi mascherati da Carnevale e non destarono sospetti visto il periodo di festa. Una volta dentro spararono e colpirono più volte il 27enne che morì solo dopo essere stato trasportato all’ospedale lametino.

L’udienza è stata, infine, rinviata al 30 settembre per la discussione dei difensori, anche alle luce delle dichiarazioni di Pasquale Giampà detto “millelire” ed, eventualmente la decisione.

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