
Catanzaro – Più di cento anni di carcere per i cinque imputati rei di aver ordinato e partecipato all’omicidio di Antonio Deodato, freddato in una sala giochi lametina nel febbraio del 2005. È stato il pubblico ministero Elio Romano a formulare le richieste di condanna, al termine della sua requisitoria, ieri durante l’udienza tenutasi davanti al Gup Pietro Carè al Tribunale di Catanzaro.
Undici anni dopo l’omicidio del 27enne arrivano le richieste di condanna, quindi, nel processo di primo grado. La pubblica accusa ha chiesto 30 anni di carcere per Aldo Notarianni, Pasquale Giampà e Vincenzo Bonaddio, mentre 20 anni di reclusione sono stati chiesti per Maurizio Molinaro Domenico Giampà, quest’ultimo reo confesso.
Dopo la discussione del Pm è stato l’avvocato Pino Spinelli a fare la sua arringa conclusiva per la posizione di Domenico Giampà. Il difensore ha chiesto che, proprio perché reo confesso e proprio perché la sua confessione è avvenuta tempestivamente, al suo assistito “fossero riconosciute le attenuanti generiche prevalente”. Nelle prossime udienze, fissate ad aprile, si continuerà con le discussioni dei difensori degli altri imputati: l’avvocato Francesco Pagliuso discuterà per la posizione di Vincenzo Bonaddio, l’avvocato Spinelli per quella di Pasquale Giampà, l’avvocato Francesco Gambardella per quella di Maurizio Molinaro e la posizione di Aldo Notarianni sarà discussa dagli avvocati Gambardella e Spinelli.
Antonio Deodato morì all’ospedale di Lamezia dopo essere stato colpito nella sala giochi di via Isonzo l’8 febbraio del 2005. A raccontare di questo omicidio, avvenuto dopo due settimane da quello di Francesco Zagami, furono diversi collaboratori di giustizia che spiegarono come la decisione di uccidere Deodato fu presa dalla cosiddetta “commissione” perché il giovane era cognato di Vincenzo Torcasio e nipote di Nino. Una vicinanza alla cosca avversaria a quella dei Giampà che gi costò la vita.
I killer si presentarono nella sala giochi vestiti da Carnevale e non destarono sospetti visto il periodo di festa. Una volta lì dentro spararono e colpirono più volte il 27enne che morì solo dopo essere stato trasportato all’ospedale lametino. La sentenza di condanna, ad undici anni da quell’omicidio, l’ennesimo in quel periodo di escalation criminale a Lamezia, sarà pronunciata dal Gup il sei maggio prossimo.
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