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Catanzaro - La Corte di Assise di Appello di Catanzaro ha confermato l’assoluzione di Pasquale Torcasio, difeso dall’avvocato Antonio Larussa del Foro di Lamezia Terme, in relazione all’omicidio di Enzo Di Spena avvenuto nella città della Piana il 7 novembre del 2001. A Torcasio veniva contestato il reato di omicidio aggravato dalla premeditazione nonché dalle modalità mafiose e dall’agevolazione mafiosa per aver fatto parte del gruppo di fuoco, ascrivibile alla famiglia Torcasio, che aveva deciso l’eliminazione di Di Spena in quanto ritenuto soggetto legato a contrapposte consorterie e che qualche mese prima aveva avuto un litigio con Vincenzo Torcasio.

A Torcasio era stato ascritto il ruolo di aver studiato e monitorato nei mesi precedenti le abitudini di vita della vittima anche presso la sua abitazione. Quest'ultimo aveva optato per il giudizio abbreviato, e il Gip distrettuale di Catanzaro, il 7 luglio 2021, aveva assolto Torcasio dall’accusa di omicidio e da quella in tema di armi per non aver commesso il fatto. In particolare il GIP di Catanzaro, nell’assolvere Pasquale Torcasio aveva ritenuto la mancanza di elementi individualizzanti e di riscontro rispetto alle affermazioni dei collaboratori di giustizia. In particolare, le dichiarazioni del collaboratore Gennaro Pulice Gennaro sono le uniche che afferiscono al ruolo indicato nel capo d’imputazione, ma non sono state ritenute autosufficienti - queste le valutazioni del giudice - in costanza del fatto che l’aver intravisto il Torcasio nei pressi dell’abitazione del Di Spena non possa direttamente essere collegato ad un progetto omicidiario. Non accolte anche le dichiarazioni di Angelo Torcasio e di Muraca.

Concludeva il Gip: “Alla luce delle considerazioni suesposte emerge come permane un dubbio più che ragionevole in merito alla partecipazione del Torcasio all’omicidio del Di Spena (nello specifico con il ruolo di aver studiato le abitudini di vita della vittima). Tale dubbio viene pacificamente integrato dalla mancanza di dichiarazioni individualizzanti e dei relativi riscontri e, conseguentemente, la mancanza di prove al capo A) comporta logicamente la mancanza di prove in riferimento al capo B. Per tali ragioni Torcasio Pasquale va assolto da tutti i reati a lui ascritti (capi A e B) per non aver commesso il fatto.” Tuttavia, la Procura della Repubblica di Catanzaro ha appellato la sentenza di assoluzione, ritenendo errata la sentenza assolutoria e ritenendo la piena convergenza dei racconti di Pulice e Angelo Torcasio. Il 9 giugno 2022 veniva celebrato il processo di appello dinnanzi alla Corte di Assise di Appello di Catanzaro (Presidente dott.ssa Capitò, a latere dott. Commodaro). La Procura Generale ha chiesto il riascolto dei collaboratori Pulice e Torcasio o in subordine di tutti quelli che erano stati sentiti nell’ambito del procedimento. A tale richiesta si è opposta la difesa dell’imputato ritenendo non necessario il riascolto dei collaboratori alla luce dei recenti arresti giurisprudenziali ed anche in considerazione della opzione per il rito abbreviato, nonché ha prodotto la sentenza di assoluzione dei correi emessa dalla Corte di Assise di Catanzaro (irrevocabile per uno dei coimputati).

E' stata, dunque, rigettata la richiesta di riapertura dell’istruttoria dibattimentale, e successivamente la Procura Generale presso la Corte di Appello di Catanzaro ha chiesto la riforma della sentenza assolutoria e conseguentemente la condanna di Pasquale Torcasio alla pena di anni 30 di reclusione (l’ergastolo chiesto in 1° grado).
La Corte di Assise di Appello di Catanzaro, accogliendo le argomentazioni difensive dell’avvocato Antonio Larussa, ha confermato la sentenza di assoluzione per Torcasio per non aver commesso il fatto di sangue in esame.

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