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Catanzaro - Le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia, Pasquale Giampà “Millelire”, potrebbero essere acquisite per fare nuova luce su uno degli omicidi accaduti a Lamezia. L’omicidio è quello di Giovanni Gualtieri, cognato di Pasquale Torcasio, ucciso in una sala giochi nel quartiere Razionale il 13 novembre 2004 con cinque colpi di pistola. Il processo, che si sta celebrando al Tribunale di Catanzaro con rito abbreviato, davanti al Gup Pietro Carè, doveva arrivare proprio oggi alla sua conclusione ma la recente decisione dell’ex componente della Commissione della cosca Giampà, ha cambiato le carte in tavola. Il pubblico ministero Elio Romano, infatti, ha chiesto che venissero acquisite le dichiarazioni del nuovo collaboratore di giustizia, imputato, tra l’altro, in questo procedimento.

Una richiesta che è stata accordata dal giudice, per ora, almeno per quanto riguarda le dichiarazioni autoaccusatorie di Pasquale Giampà. Per quanto riguarda gli altri imputati, (Vincenzo Bonaddio, Aldo Notarianni, Giovanni Notarianni, Vincenzo Arcieri, Domenico Giampà, Maurizio Molinaro e Antonio Voci), gli avvocati che li difendono si sono opposti alla richiesta e, pertanto, il giudice si è riservato di decidere nella prossima udienza del 22 giugno. Se la decisione dovesse essere quella di acquisire i verbali del neo collaboratore, il giudice potrebbe anche decidere di ascoltarlo in questo processo.

Una collaborazione, quella di Pasquale Giampà, che ha deciso di intraprendere questo percorso, dopo aver ricoperto un ruolo di primo piano all’interno della cosca. Dalla sua “posizione”, Giampà era a conoscenza di moltissimi particolari e, soprattutto, in qualità di componente della “Commissione”, potrebbe fare luce su molti degli omicidi messi a segno dalla cosca, tra cui questo appunto. Per questo omicidio, gli imputati, tutti affiliati alla cosca Giampà, sono ritenuti a a vario titolo coinvolti. Vincenzo Arcieri e Vincenzo Bonaddio hanno negato il loro coinvolgimento nell’omicidio, così come Maurizio Molinaro, accusato di essere andato a prendere l’esecutore materiale dell’omicidio, un’accusa che l’imputato rifiuta, proclamandosi innocente. Hanno confessato, invece, Domenico Giampà, che ha ammesso le sue colpe già in fase d’indagine, e Aldo e Gianluca Notarianni che, invece, hanno confessato in una delle udienze di questo procedimento. Il Pubblico Ministero Elio Romano aveva chiesto, complessivamente, quasi due secoli di carcere, con la pena più bassa fissata a sei anni e quella più alta a 30 anni di carcere.

C.S.

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