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Lamezia Terme – La Cassazione ha annullato, con rinvio, l’ordinanza del tribunale del Riesame, che aveva confermato la custodia cautelare emessa dal Gip di Catanzaro, per quanto riguarda la posizione di Pasquale Gullo, arrestato nel dicembre scorso per il duplice omicidio di Pasquale Izzo e Giovanni Molinaro, consumatosi in un bar su via del Progresso il 6 dicembre del 2000 e sul quale è stata fatta luce dopo 16 anni. A decidere la I Sezione Penale della Corte di Cassazione che ha accolto quanto sostenuto dai due legali di Gullo, gli avvocati Francesco Gambardella e Antonio Larussa. Sarà ora nuovamente il Tribunale della Libertà a doversi esprimere, dopo la decisione dei giudici ermellini.

Gullo era stato arrestato insieme ad altre quattro persone: Aldo Notarianni, Giovanni Notarianni detto “Gianluca”, Antonio Villella detto “Crozza, e Vincenzo Torcasio tutti esponenti delle cosche Giampà, Torcasio e Cerra, ora divise ma una volta alleate. Le tre famiglie volevano vendicare la morte di Giovanni Torcasio (classe ‘64), e avrebbero organizzato così, in diverse riunioni, il da farsi: gli inquirenti hanno così ricostruito che il primo che sarebbe dovuto cadere era Izzo, mentre la morte di Giovanni Molinaro accadde per “errore”, o meglio, perché si trovava nel posto sbagliato. Era in compagnia di Izzo ed, evidentemente, reagì quando Aldo Notarianni, presunto esecutore materiale del delitto, sparò quattro colpi di pistola contro Pasquale Izzo mentre per Molinaro, un solo colpo gli fu fatale. I due stavano consumando una bevanda al bancone poco prima delle 20, quando entrò una persona, con il passamontagna, e cominciò a sparare, colpendoli e lasciandoli a terra. Quella persona, come raccontano i collaboratori era Aldo Notarianni, accompagnato sul posto da Maurizio Giampà, che guidava la macchina, recuperata da Antonio Villella. Quella stessa sera, dopo la sparatoria, in contrada Lagani, fu ritrovata un’auto, una Fiat uno grigia, completamente bruciata al cui interno la polizia scientifica ritrovò un revolver calibro 38 e un fucile calibro 12 con matricola abrasa nonché cinque fondelli di proiettile il tutto danneggiato dal fuoco. Più tardi si scoprì che quella stessa auto era stata rubata il giorno precedente a Falerna. 

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