
Lamezia Terme - “Ci sono stati degli elementi ulteriori che sono stati acquisiti nel corso di questo ultimo anno, e che hanno consentito la riapertura delle investigazioni attraverso alcuni atti che sono stati trasmessi alla Direzione distrettuale antimafia dalla procura della Repubblica di Lamezia Terme".
A dirlo a Il Lametino, Salvatore Curcio, capo della Dda di Catanzaro, in occasione della sua presenza al Festival Trame nella serata di giovedì 18 giugno, per la presentazione di uno dei tanti libri della rassegna, "Nome in codice Sandro" di Pietro Comito.
“Il Festival Trame - ha detto Curcio - rappresenta uno dei momenti più alti se vogliamo della coscienza civile di questa città, e rappresenta per certi aspetti un volano per quel rinnovamento culturale che deve essere alla base di un futuro cambiamento. Per cui la presenza delle istituzioni è un segnale importante che va in questa direzione anche per alimentare il dibattito e le conoscenze sul fenomeno ndranghetistico.
Curcio ha poi parlato più in generale del fenomeno. "Non abbiamo - ha detto - la reale contezza del fenomeno ndranghetistico. Le reali dimensioni, non solo in termini di diffusione di questo tipo di criminalità organizzata, ma anche l'enormità delle ricchezze che accomunano. La 'ndrangheta è diventata un'industria del crimine, non è più la 'ndrangheta negli anni '70. Chiaramente ci sono scenari e panorami che ormai vanno al di là, se voi pensate che la convenzione di Palermo del 2000, ratificata con legge del nostro Paese 146 nel 2006, nasce proprio dall'avere constatato, in tutti i Paesi del mondo, la presenza di determinate organizzazioni di tipo mafioso e non, che hanno il cosiddetto carattere della transnazionalità, ha cambiato il modo stesso di investigare. Ormai - ha evidenziato Curcio - non c'è indagine di ‘ndrangheta seria che non ci veda cooperare con i Paesi di tutto il mondo.
Solo la Procura antimafia di Catanzaro, vi possa assicurare, che ha una serie di Jit aperte, che sarebbero le cosiddette Joint investigation Tes con le polizie giudiziarie e le autorità giudiziarie di tutti i continenti, perché la ‘ndrangheta è dappertutto, è cambiata radicalmente. E attenzione - ha altresì ammonito il capo della Dda catanzarese - il fenomeno il crimine organizzato non lo dobbiamo limitare al giorno d'oggi soltanto alle mafie italiane. Attenzione perché noi abbiamo assorbito nel nostro Paese ulteriori forme di criminalità organizzata molto simile alle mafie italiane, che ormai operano in maniera strutturale nel nostro Paese. Pensate alle mafie albanesi, per esempio. Ma anche ad altre forme di criminalità organizzata, anche di oltreoceano, ce ne abbiamo stabili in Italia. Un vecchio dossier di Eurispes che si chiamava 'ndrangheta Holding, pubblicato nel 2008, stimava i guadagni della ‘ndrangheta del 2007 dell'anno precedente, in 44miliardi di euro, ovvero la somma del prodotto interno lordo di Paesi come Lituania ed Estonia”.
Un passaggio importante di Curcio è stato sulla domanda e sull’offerta della cocaina. “Il discorso della cocaina - ha sottolineato- non è mai venuto meno, non è mai calato perché noi siamo abituati a ragionare sempre in termini di attenzione verso l'offerta del narcotico, verso chi cede la cocaina. Però sarebbe ora anche di guardare la problematica da un'altra prospettiva, la prospettiva della domanda. L'Italia è un Paese in cui la domanda di cocaina è elevatissima. E crescendo la domanda, parallelamente non può che crescere l'offerta. Questa è una legge di mercato semplicissima e allora bisogna lavorare molto anche nell'altra prospettiva, per poter veramente cambiare le cose”.
Antonio Cannone
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