
Catanzaro – E’ entrato nel vivo il processo per l’omicidio di Gennaro Ventura, fotografo lametino con un passato da carabiniere, ucciso a Lamezia il 16 dicembre 1996. Nel processo che si sta celebrando a Catanzaro e che vede imputato Domenico Antonio Cannizzaro, accusato di essere il mandante del delitto, sono stati ascoltati due testimoni: Giuseppina e Domenico Cannizzaro, cugini dell’imputato e rispettivamente ex moglie e cognato di Pietro Paolo Stranges, collaboratore di giustizia. Dalle sue dichiarazioni, e quelle dell’altro collaboratore Gennaro Pulice, autoaccusatosi di essere il killer di questo omicidio, accompagnate da un complesso lavoro di indagine nel corso del quale sono state trovati molteplici riscontri a quanto raccontato dai pentiti, si è arrivati all’arresto di Cannizzaro in qualità di mandante.
Stranges, avrebbe raccontato di essere venuto a conoscenza dei particolari e dei fatti che riguardano questo processo, proprio attraverso l’ex moglie e il cognato. Entrambi, però, oggi, in aula, rispondendo alle domande del pubblico ministero Elio Romano e del difensore di Cannizzaro, l’avvocato Lucio Canzoniere, hanno affermato di non sapere nulla riguardo a questo omicidio e che, quindi, non avrebbero potuto raccontare nulla a Pietro Paolo Stranges. L’ex moglie Giuseppina Cannizzaro, in aula, oggi, avrebbe anche contestato all’ex marito di essere stata vittima delle sue violenze e maltrattamenti per anni, tanto che nel maggio scorso, il Tribunale di Biella l’ha condannato proprio per queste accuse. Loro sono gli unici due testimoni ad essere ascoltati in aula in questo processo, proprio perché Cannizzaro aveva chiesto di essere processato con rito abbreviato condizionato all’audizione di questi due testi. La famiglia del fotografo, ucciso 20 anni fa, si è costituita parte civile: il fratello, la sorella e i genitori di Ventura sono rappresentati dall’avvocato Italo Reale. Si tornerà in aula a maggio quando cominceranno le discussioni degli avvocati. Una volta concluse ci sarà la sentenza.
Secondo quanto emerso nel corso delle indagini e anche attraverso quanto raccontato da Stranges e da Pulice, anche lui a processo per questo omicidio in qualità di esecutore materiale, Gennaro Ventura sarebbe stato ucciso per vendetta. La svolta è arrivata nel giugno scorso: l’omicidio di Ventura, secondo l'accusa, sarebbe stato deciso e programmato da Domenico Antonio Cannizzaro. Ventura, infatti, durante gli anni di servizio come carabiniere alla Stazione di Tivoli, aveva identificato Raffaele Rao, 56 anni, ritenuto uno dei responsabili di una rapina ai danni di un consulente tecnico dell’A.G. che custodiva un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti presso la propria abitazione. Droga sottratta da due persone che Ventura, per caso, aveva visto scendere dall’abitazione del perito. Rao, che per tale reato fu condannato alla pena di dieci anni di reclusione, è legato da rapporti di parentela con i Cannizzaro. Il "Bibbiano", soprannome di Domenico Cannizzaro, riteneva l’arresto ingiusto, da qui, la vendetta nei confronti dell'ex carabiniere. Una volta ucciso, il corpo di Ventura fu fatto sparire, mentre i suoi resti furono trovati casualmente nel 2008 in una fossa per la fermentazione del mosto in una zona di campagna chiamata “Carrà Cosentino” a Lamezia Terme. I resti del suo corpo furono trovati nel corso di una ispezione richiesta da una signora che stava per acquistare il fondo.
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