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Catanzaro – Dieci anni di reclusione per Gennaro Pulice. Questa la richiesta del Pm Elio Romano nel Processo per l’omicidio di Gennaro Ventura, il fotografo con un passato da carabiniere, ucciso il 16 dicembre 1996 da Gennaro Pulice, ora collaboratore di giustizia, autoaccusatosi del delitto. Nell’udienza tenuta nel Tribunale di Catanzaro nel processo con rito abbreviato, oltre alla requisitoria del Pm, ha discusso anche l’avvocato della Parte Civile, Italo Reale, che ha chiesto il risarcimento del danno per i due fratelli, Raffaele e Daniele, per il padre Pasquale Ventura e la madre Maria Cortese. Il legale ha chiesto, quindi, una provvisionale di 50 mila euro e che venga comunque dichiarato il diritto alla famiglia per il risarcimento del danno. Si ritornerà in aula il 29 marzo con la discussione della difesa e, successivamente la sentenza. La Parte Civile, non ha condiviso la richiesta del Pm ritenendo che tale richiesta non sia consona al caso.

Per quanto riguarda l’altro filone del processo, che si sta celebrando a Catanzaro e che vede imputato Domenico Antonio Cannizzaro, accusato di essere il mandante del delitto, si ritornerà in aula a maggio con le discussioni degli avvocati e, poi, la sentenza.

Fu Gennaro Pulice a raccontare agli inquirenti le dinamiche dell’omicidio del giovane fotografo freddato nel 1996 e poi fatto sparire. I suoi resti furono trovati casualmente nel 2008 in una fossa per la fermentazione del mosto in una zona di campagna chiamata “Carrà Cosentino”. Ventura fu ucciso per aver svolto il proprio dovere, questo il motivo alla base dell’omicidio dell’ex carabiniere, per il quale il 23 giugno 2016 è finito in manette Domenico Antonio Cannizzaro, 51 anni, esponente di spicco dell’omonima cosca Cannizzaro-Daponte. Dalle dichiarazioni di Pulice è emerso come Ventura fu ucciso per vendetta in quanto, quando aveva prestato servizio nei Carabinieri alcuni anni prima dell’omicidio, aveva contribuito, nell’ambito dell’espletamento del proprio servizio, all’individuazione e alla conseguente condanna di un parente di Cannizzaro responsabile di una rapina svoltasi a Tivoli durante la quale era stato sottratto un ingente quantitativo di droga. Ventura, tornato a Lamezia a svolgere la professione di fotografo, fu attirato in una trappola con la scusa di un appuntamento di lavoro e venne ucciso da un killer, Gennaro Pulice, oggi divenuto collaboratore di giustizia, che occultò il cadavere in una vasca sotterranea all’interno di un casolare agricolo abbandonato.

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