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Bologna - Nuova tranche dell'operazione 'Aemilia'. I carabinieri stanno eseguendo in Emilia-Romagna e Lombardia misure di custodia cautelare emesse su richiesta della Dda di Bologna nei confronti di nove persone, di cui tre esponenti della 'Ndrangheta emiliana attiva tra Reggio Emilia, Parma, Piacenza e Modena e operante anche a Verona, Mantova e Cremona. E' in corso inoltre un sequestro di società, beni e attività commerciali nella disponibilità diretta della cosca, per oltre 330 milioni.

Decine sono inoltre le perquisizioni in corso sul territorio nazionale, anche a carico di liberi professionisti. Tra gli arrestati, accusati di trasferimento fraudolento di valori e reimpiego in attività economiche di denaro, beni e altre utilità provento delle attività illecite della cosca, anche insospettabili prestanome. Al centro delle indagini, condotte dai carabinieri dei comandi provinciali di Modena e Parma, oltre che dal Ros di Roma, l'infiltrazione della 'Ndrangheta emiliana, articolazione della cosca 'Grande Aracri' di Cutro (Crotone), nel tessuto economico nazionale e locale, attraverso la costituzione di varie società di capitali. Particolari sull'operazione in una conferenza stampa alle 10.30 nella Procura della Repubblica di Bologna.

Nuova misura anche per Nicolino Grande Aracri

C'è anche Nicolino Grande Aracri, considerato il boss della 'ndrangheta attiva tra la Calabria e l'Emilia, tra i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Alberto Ziroldi nell'ambito della nuova tranche di Aemilia. Oltre che per Grande Aracri, già detenuto per altre vicende, il carcere è stato disposto anche per Alfonso Diletto e Michele Bolognino, accusati di essere tra i capi dell'organizzazione sgominata dall'ondata di arresti di gennaio, e per Giovanni Vecchi; i domiciliari per Domenico Bolognino, Jessica Diletto, Francesco Spagnolo, Patrizia Patricelli e Ibrahim Ahmed Abdelgawad. Sono indagati a vario titolo e in concorso tra loro di trasferimento fraudolento di valori con l'aggravante di aver agito per agevolare l'attività dell'associazione mafiosa. Ad Alfonso Diletto, Vecchi e Patricelli è contestato pure l'impiego di denaro, beni o utilità di illecita provenienza, anche in questo caso aggravata.

Il sequestro preventivo riguarda le società Consorzio Europa con sede a Brescello (Reggio Emilia); Immobiliare BG S.r.l, con sede a Reggio Emilia Immobiliare Prestigio S.r.l. di Parma; Platino Immobiliare S.r.l.' di Modena; D.S. Costruzioni S.r.l. con sede a Brescello, tutte riconducibili a Diletto. Così come altre quattro società - SAVE Group S.r.l e SAVE Engineering S.r.l. di Montecchio Emilia, Impregeco S.r.l. di Roma, SAVE International LTD, con sede a Birzebbuga (Malta) - dove è emerso l'interesse diretto di Nicolino Grande Aracri. Sequestrata anche la discoteca 'La Para' di Parma, riconducibile a Michele Bolognino. Dalle indagini sono emersi ulteriori elementi sulla posizione apicale rivestita da Diletto, collettore di risorse economiche provenienti anche dalla cosca, che faceva confluire in diverse società operative nel settore degli appalti. Nel caso della Save International Ltd, Diletto risulta formalmente coinvolto nell'attività di gestione, forse perché convinto di potersi sottrarre all'eventuale aggressione patrimoniale da parte dell'autorità italiana. Collegamenti tra le società e la loro riferibilità ad un unico soggetto economico sono avvalorati dai significativi flussi finanziari tra SAVE Group, da un lato, e SAVE Engineering ed Impregeco, dall'altro, gestiti dai prestanome Vecchi e Patricelli, per gli investigatori a conoscenza della riferibilità delle società a Diletto e, per suo tramite, a Grande Aracri. Anche Michele Bolognino è risultato referente di attività economiche di derivazione illecita, mentre sono ritenuti prestanome Abdelgawad, Jessica Diletto e Spagnolo. Una misura di prevenzione è stata eseguita infine a carico di Palmo Vertinelli, imprenditore arrestato a gennaio: il provvedimento integra un precedente sequestro di beni per 9 milioni da parte del Ros, il 24 febbraio, e ha colpito due ulteriori aziende, 54 immobili, 12 auto e 20 tra rapporti bancari e societari. Anche in questo caso l'indagine ha accertato un illecito accumulo di ricchezze e tentativi di dissimulare disponibilità economiche, per eludere l'applicazione delle misure di prevenzione previste dalla normativa antimafia.

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