
Bologna - Sono sette i ricorsi degli arrestati nell'operazione Aemilia della Dda di Bologna in discussione davanti al tribunale del Riesame, dove già la scorsa settimana si sono tenute alcune udienze. Le posizioni al vaglio dei giudici sono quelle di Michele Colacino, Antonio Floro Vito, Francesco Gullà, Salvatore Sestito, Giuseppe Pallone, Salvatore Muto e Francesco Lamanna. Le ragioni dell'accusa sono sostenute in aula dai Pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. Differentemente da sabato, in mattinata era visibile il presidio di forze dell'ordine che assicura la vigilanza all'esterno di Palazzo Baciocchi, sede della Corte di Appello dove si tengono le udienze nell'ambito dell'inchiesta sulla 'ndrangheta in Emilia.
Riesame rigetta i primi ricorsi
Il Riesame di Bologna ha respinto tutti i primi ricorsi, avanzati e discussi in udienza il 10 febbraio. Per loro è quindi confermata la custodia cautelare decisa dal Gip Alberto Ziroldi. Tra questi c'è Nicolino Grande Aracri, ritenuto un boss della 'Ndrangheta, Giuseppe Iaquinta, padre del calciatore e accusato di far parte dell'associazione di tipo mafioso e il giornalista Marco Gibertini, che risponde di concorso esterno.
Diversamente da quanto appreso in un primo momento la riserva dei giudici non è stata sciolta per tutte le posizioni della prima udienza. In particolare la decisione ancora non risulta depositata per Nicolino Grande Aracri - che tra l'altro non risponde di associazione di tipo mafioso - e per un altro indagato. E' stato invece scarcerato Antonio Crivaro, 41enne originario di Cutro (Crotone), residente nel Reggiano e accusato di associazione mafiosa. Il suo avvocato, Enrico Della Capanna, del foro di Reggio Emilia, davanti al Riesame aveva sostenuto che ci fossero deboli indizi della sua partecipazione all'associazione mafiosa. Inoltre i fatti che gli sono contestati - aver fatto da collettore di informazioni per Nicolino Grande Aracri e aver chiesto favori all'ex carabiniere Domenico Salpietro - risalgono al giugno 2011 e aprile 2012. Condotte datate per cui, secondo il legale, non si capisce quale sia l'esigenza cautelare.
Conferma carcere anche per Nicolino Grande Aracri
E' stata depositata nel tardo pomeriggio la decisione del tribunale del Riesame che conferma la custodia cautelare in carcere per Nicolino Grande Aracri, che nell'inchiesta Aemilia non risponde di associazione mafiosa. Per il presunto boss, che era stato raggiunto dall'ordinanza nel carcere di Opera dove si trovava per altre vicende, i giudici hanno escluso la gravità indiziaria di alcuni episodi, ma la custodia cautelare è stata confermata per altri. Grande Aracri è difeso dall'avvocato Alessandro Sivelli.
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