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Catanzaro - Il blitz di carabinieri e polizia, coordinato dalla Dda di Catanzaro, nell'area della Sibaritide e di Cassano allo Jonio ha disarticolato vertici e seconde schiere della cosca Abbruzzese di Lauropoli e della cosca Forastefano. I dettagli dell'operazione che ha portato all'applicazione di 68 misure cautelari sono stati illustrati nel corso stampa dal procuratore capo Nicola Gratteri e dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla insieme ai vertici della polizia e dei carabinieri della provincia di Cosenza. Sin dalle prime ore dell'alba, infatti, sono state eseguite numerose perquisizioni condotte dagli agenti della Squadra Mobile di Cosenza, coordinati dal questore Michele Maria Spina e dal capo della squadra mobile, il vicequestore Gabriele Presti e dai carabinieri del Reparto operativo provinciale di Cosenza, guidati dal tenente colonnello Dario Pini. In apertura, Gratteri si è soffermato sul fatto che la provincia di Cosenza, una delle più estese d'Italia, ha scontato per troppo tempo la considerazione diffusa che quel territorio fosse interessato da criminalità "comune" e non di stampo 'ndranghetistico.

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L'appello agli imprenditori "fidatevi delle forze dell'odine e denunciate"

"Quella della Sibaritide è un’area della provincia di Cosenza poco attenzionata, storicamente con poca presenza di forze dell’ordine, sia di carabinieri, di polizia e di guardia di finanza. Ho lottato anni per avere un potenziamento sulla Sibaritide, la provincia di Cosenza è un territorio sterminato ed è la seconda provincia d’Italia. Sbagliando si è sempre sottovalutata la provincia di Cosenza, si è sempre pensato che non ci fosse mafia, che non ci fosse criminalità organizzata". Sempre secondo il procuratore vi è stata una tendenza a banalizzare il fenomeno criminale "parlando di zingari, intendendo definire una criminalità comune, un gangsterismo, come se fossero gente di rapina. Non è assolutamente così sul piano storico. Siamo perfettamente consapevoli ed è prova di oggi questo risultato importantissimo per me. Si tratta di un’area che a me sta molto a cuore, perché è un’area molto produttiva della Calabria, molto attiva sul piano dell’imprenditoria agricola, sul piano del latifondo sono grandi culture pregiate e ben coltivate con una imprenditoria molto evoluta che riesce ad esportare all’estero e riesce ad essere competitive con l’imprenditoria agricola siciliana o l’imprenditoria agricola di altre regioni molto evolute su questo aspetto. Non dimentichiamo che la vocazione principale della Calabria - ha aggiunto Gratteri - è l’agricoltura e il turismo. Quell’area della Sibaritide ha fatto una grande accelerazione rispetto ad altre aree della Calabria e allora meritava grande attenzione: gli imprenditori devono stare tranquilli e devono sapere che si possono fidare delle Stato perché devono pensare solo ad essere competitivi con altre aree non solo dell’Italia, ma quanto meno del Mediterraneo con i prodotti che riescono a produrre e poi a vendere. E allora per questo ho insistito come un disco rotto che volevo uomini e mezzi, volevo dare delle risposte".

Da cosche rivali a organizzazioni federate

E' stato il il procuratore aggiunto Capomolla a spigare che a seguito degli omicidi che si sono verificati in contesto di contrapposizione tra le cosche Abbruzzese e Forestefano (gli ultimi episodi si sono verificati nel 2018 e nel 2020) si è instaurato un regime di pax tra le due cosche che si sarebbero federate per la gestione degli affari criminali. Sempre Capomolla ha riferito che le indagini sono state avviate in relazione alla ricostruzione della rete dei fiancheggiatori in ordine alla pregressa latitanza di Luigi Abbruzzese, considerato, sul piano cautelare, esponente di vertice del sodalizio di ‘ndrangheta radicato nell’area della Sibaritide ed arrestato nell'operazione odierna.

Coinvolti i boss di Cosenza

Tra i destinatari della misura cautelare in carcere ci sono il boss di Rende Michele Di Puppo; i cosentini Gennaro Presta e Gianluca Maestri; Pasquale Forastefano ritenuto il capo dell'omonima cosca; Celestino Abbruzzese considerato dagli inquirenti il capo del clan degli Abbruzzese. Arrestate anche due donne legate da rapporti di parentela alle storiche cosche, ovvero Erminia Cerchiara e Rosaria Abbruzzese. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravato dalle finalità mafiose, e di altri reati anche aggravati dalle modalità e finalità mafiose. Nel corso del blitz sono stati sequestrati beni dal valore complessivo di circa 5 milioni di euro tra i quali beni immobili, aziende, quote sociali, beni mobili registrati, rapporti finanziari.

 

B. M.

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