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Foggia – Dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, tentato omicidio, violazione della disciplina sulle armi, rapina, ricettazione, danneggiamento e spendita di banconote false le 32 persone destinatarie di misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Bari al termine dell’operazione antimafia denominata "Babele", diretta dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari ed eseguite dai carabinieri del Comando provinciale di Foggia, nei territori delle province di Foggia, Lecce e Reggio Calabria. L’operazione ha svelato i nuovi assetti criminali operanti nel Comune di Trinitapoli, in un contesto di contrapposizione tra i gruppi 'Gallone-Carbone' e 'Miccoli-De Rosa'.

Le indagini, iniziate nel 2011, hanno consentito di fare piena luce sul sodalizio criminoso dedito a svariate attività delittuose, facendo luce su come Giuseppe Gallone, capo dell'omonimo gruppo, seppur detenuto in carcere poiché ritenuto responsabile di omicidio, grazie ai costanti contatti intrattenuti con la sorella Giovanna, con il marito di quest'ultima Vittorio Cicinato, con la madre Marta Carbone, con il cugino Francesco Gallone, con Domenico Caprioli ed altre persone di minor spessore criminale, tutti a lui fedeli, sia riuscito a garantire l'operatività della propria compagine delinquenziale. Ciò grazie anche ad alleanze intessute con organizzazioni criminali della provincia di Lecce, attraverso i contatti con Emiliano Vergine, e della Provincia di Reggio Calabria, tramite Rocco Depaola di Rosarno e Francesco Rullo di Rizziconi.

"La cosa più importante emersa da queste indagini – ha detto il colonnello dei carabinieri Antonio Basilicata nel corso della conferenza stampa - è sicuramente l'esistenza di due clan rivali importanti sul territorio di Trinitapoli, Clan Gallone-Carbone e Miccoli-De Rosa. Abbiamo arrestato molti componenti del primo clan, il cui capo Giuseppe Gallone nonostante fosse detenuto per il cui tramite della sorella riusciva a tenere le fila dell'organizzazione criminale. Abbiamo arrestato anche due componenti del clan Miccoli-De Rosa; ma la cosa fondamentale è che siamo riusciti a dimostrare un collegamento tra il clan Gallone-Carbone e quello foggiano dei Moretti-Lanza-Pellegrino".

Le indagini hanno evidenziato anche un traffico di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, marijuana ed hashish, quale principale attività illecita, che veniva posta in essere attraverso una struttura associativa gerarchicamente organizzata ed armata che aveva il suo vertice, nonostante il suo stato di detenzione, in Giuseppe Gallone. L'organizzazione poteva avvalersi anche della possibilità di auto-approvvigionarsi attraverso la coltivazione di marijuana in proprio, come dimostra il sequestro di 70 Kg di marijuana ed un'intera piantagione (1.320 piante) fatto dai carabinieri lo scorso 17 settembre con l'arresto di Luigi Cicinato, padre di Vittorio. "Il clan – ha chiarito il tenente colonnello Pasquale Del Gaudio - aveva posto la propria attenzione sulle estorsioni in danno di imprenditori e commercianti che venivano consumate con le modalità mafiose. Accertati anche i collegamenti con il clan Moretti-Pellegrino, in particolar modo con Pasquale Moretti che tra le altre cose nel corso delle indagini venne arrestato a Taranto dove si stava recando con la sorella di Giuseppe Gallone, Giovanna andata lì ad effettuare un colloquio in carcere proprio con il fratello".

Il 9 luglio del 2011 a Margherita di Savoia venne ferito con colpi d'arma da fuoco Michele Caputo. Questo tentato omicidio viene contestato a Francesco Valentino, per questioni economiche legate alla gestione dei parcheggi e sulla guardiania. Durante l'intera attività sono stati fatti 15 arresti in flagranza di reato, sono stati sequestrati 200 grammi di hashish, 100 di cocaina, 75 Kg di marijuana, 1.320 piante della stessa sostanza stupefacente e due pistole con matricola cancellata. Sono stati anche documentati 153 episodi di detenzione di sostanze stupefacenti e 31 episodi di detenzione abusiva di armi.

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