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Reggio Calabria - “La funzione principale dell'operazione di polizia ambientale che è stata condotta dai militari dell'Arma è quella pedagogica: noi vogliamo che la gente sia informata su ciò che avviene sul territorio calabrese relativamente ai danni alla salute provocati dall'inquinamento delle acque dove in alcuni casi è stata registrata la presenza di metalli pesanti che vengono assorbite dalle piante, dagli animali e dagli esseri umani. Invitiamo i cittadini, anche coloro che vivono nei piccoli comuni, a segnalare e denunciare i casi di inquinamento di cui sono a conoscenza. Ce la stiamo mettendo tutta per arrivare all'ambizioso obiettivo di avere un mare pulito”. E' quanto ha affermato il Comandante della Legione Carabinieri Calabria, Generale di Brigata Pietro Francesco Salsano, nel corso della conferenza stampa durante la quale sono stati illustrati i dettagli dell'operazione “Deep 1” condotta contro l’inquinamento ambientale dai carabinieri in provincia di Reggio Calabria, con il supporto dei militari dell’Arma Forestale e dei Cacciatori. Nell'incontro con i giornalisti è intervenuto anche il Comandante della Regione Carabinieri Forestale, colonnello Giorgio Maria Borrelli che ha rimarcato l'intento di natura non solo repressiva ma soprattutto preventiva dell'operazione perché “quando viene effettuato un danno all'ambiente quel danno è difficile da recuperare perché richiede un forte intervento in termini temporali e di risorse economiche”.

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“Intendiamo richiamare l'attenzione da parte di tutti – ha affermato Borrelli - , della componente politica, della componente sociale, di quella associazionistica e del mondo delle attività produttive sulla problematica ambientale perché insieme, in sinergia, si possono e si devono creare le condizioni per fare prevenzione e soprattutto per permettere a questa terra di sviluppare appieno tutte le sue enormi potenzialità”. Secondo quanto riferito dai carabinieri in conferenza stampa, risultano coinvolti anche amministratori pubblici. Se il bilancio complessivo dell'operazione è stato di quattordici depuratori non a norma e sanzionati, 3 dei quali sequestrati oltre a una stazione di sollevamento delle acque reflue e un canale collettore, e 29 attività produttive sequestrate, nel corso della conferenza i carabinieri sono entrati nello specifico dalla grande mole di attività poste a controllo.

Il bilancio dell'operaizone: 51 denunce

“In particolare – è stato spiegato in conferenza stampa – sono stati controllati 48 impianti di depurazione: 14 di essi non si presentavano a norma e, di questi ultimi, ne sono stati sequestrati 3 oltre a una stazione di sollevamento delle acque reflue e un canale collettore (per violazioni della normativa in materia di gestione degli impianti e omesso smaltimento di fanghi); 42 attività produttive, 29 delle quali sottoposte a sequestro (5 cementifici, 14 autolavaggi, 2 autofficine, 2 lavanderie industriali e 6 imprese agricole) per plurime violazioni in ordine alla normativa di settore. Sono stati, inoltre, eseguiti in totale 84 campionamenti di acque di fanghi da depurazione, i cui esiti saranno inviati e sottoposti al vaglio dell’autorità giudiziaria competente per l’emissione di eventuali provvedimenti. Risultano contestate ingenti sanzioni pecuniarie per un complessivo di circa 400.000,00 euro e deferite all’autorità giudiziaria 51 persone”.

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"Questo è solo l’inizio"

“L’intervento – hanno sottolineato inoltre i carabinieri – rappresenta solo l’inizio di una più complessa strategia di protezione dell’ambiente e della natura che vedrà impegnati i carabinieri della Calabria anche nei prossimi mesi non solo nel contrasto all’inquinamento acqueo, che comunque interesserà gradualmente tutti i tratti costieri della Regione, ma anche nella lotta ad ogni forma di compromissione dell’habitat naturale dal suolo all’aria, dai centri urbani alle foreste. Prova di questo impegno costante dell’Arma in Calabria sono i dati riferiti al contrasto ad ogni forma di inquinamento relativi agli ultimi mesi: sono state riscontrate irregolarità in 37 siti, ritenuti potenzialmente inquinanti, tra cui 5 tra impianti di depurazione, vasche di contenimento fanghi e attività produttive inquinanti, 2 centri di raccolta di rifiuti, 2 lavanderie industriali, 2 officine e 6 esercizi commerciali. In tali occasioni, le irregolarità più frequentemente riscontrate sono state la violazione di norme generali poste a tutela dell’Ambiente, con particolare riferimento all’abbandono illecito, lo smaltimento e il traffico di rifiuti speciali, la gestione non autorizzata di rifiuti, lo sversamento di liquami inquinanti che hanno portato alla denuncia di 36 soggetti ritenuti responsabili della condotta offensiva verso il patrimonio ambientale”.

B. M.

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