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Reggio Calabria - Un'operazione della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria è in corso per l'esecuzione di 6 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia reggina, nei confronti di altrettante persone accusate di associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni, con l'aggravante di aver agevolato le cosche di 'ndrangheta Tegano e Condello.

Contestualmente è stato disposto il sequestro di cinque imprese, operanti nel settore dell'edilizia, riconducibili direttamente o direttamente agli indagati, per un valore di 11 milioni di euro. Maggiori particolari saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma alle 11 al centro Dia di Reggio Calabria alla presenza procuratore della Repubblica distrettuale facente funzioni Gaetano Calogero Paci. 

Le persone coinvolte

Il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Andrea Vazzana di 51 anni, Francesco Vazzana, di 48 anni, e Francesco Polimeni, di 50, per associazione di tipo mafioso ed illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravati dall'aver commesso i reati nel periodo e nei tre anni successivi all'esecuzione nei loro confronti della sorveglianza speciale divenuta definitiva.

Custodia cautelare in carcere anche nei confronti di Demetrio e Salvatore Postorino, di 61 e 63 anni, per associazione di tipo mafioso, illecita concorrenza con minaccia o violenza ed estorsione aggravata. Custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di Francesco Richichi, 49 anni, per estorsione aggravata. Con la stessa ordinanza è stato disposto il sequestro preventivo di cinque imprese (2 ditte individuali e tre societa' di capitali) riconducibili agli arrestati. 

Il valore complessivo delle imprese sottoposte a sequestro, che verranno affidate alla gestione di un amministratore giudiziario, ammonta ad 11 milioni di euro.

Altre 17 persone, oltre agli arrestati, risultano indagate, a vario titolo, per i reati di associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, reati contro la pubblica amministrazione.

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Le indagini

Le indagini, condotte dalla Dia di Reggio Calabria sotto la direzione del sostituto procuratore della Dda, Stefano Musolino, ed il coordinamento del Procuratore della Repubblica, Gaetano Calogero Paci, avrebbero evidenziato l'attività illecita degli arrestati, ritenuti appartenenti alle cosche di 'ndrangheta Tegano e Condello, operanti nei quartieri di Archi e Gallico alla periferia nord della città calabrese. Il sodalizio, attraverso la gestione "di fatto" di alcune imprese, si sarebbe infiltrato nell'esecuzione di appalti e lavori edili acquisendone il pieno controllo e condizionandone l'ordinaria attività. Ciò gli avrebbe consentito di beneficiare di ingenti vantaggi economici da poter utilizzare per finanziare ulteriori attività di interesse delle cosche.

In particolare, l'attività investigativa ha fatto piena luce sulle vicende relative alla edificazione del "Complesso Immobiliare Thalassa" (da cui prende il nome l'operazione) da parte della società Tegra Costruzioni srl, che avrebbe fatto da schermo agli interessi delle cosche nell'edificazione e nella successiva gestione della vendita dei fabbricati realizzati nel complesso immobiliare. Gli amministratori della Tegra srl avrebbero ceduto agli esponenti delle cosche Tegano e Condello la selezione della gran parte delle imprese fornitrici e dei compratori degli immobili, ottenendo in cambio la garanzia derivante dalla protezione delle cosche, nonché l'ampliamento dei loro interessi imprenditoriali attraverso la gestione, in una porzione del complesso, di una attività ricettiva. 

La dimostrazione di questo assunto emergerebbe dalla ricostruzione delle trattative per l'acquisto di una consistente porzione del fabbricato da adibire a punto vendita di una società operante nel settore della grande distribuzione alimentare. Gli accordi erano stati definiti, in tutti i dettagli, tra gli amministratori della società acquirente, già a loro volta coinvolti nel procedimento penale Sistema-Assenzio, ed esponenti di spicco delle cosche interessate, attraverso il paravento della società Tegra Srl per eludere la possibile applicazione di misure di prevenzione patrimoniali. Gli indagati, inoltre, secondo gli inquirenti, attraverso estorsioni ed intimidazioni, sarebbero riusciti a condizionare l'andamento delle imprese edili, agevolando quelle che costituivano diretta espressione della 'ndrangheta e quelle che avrebbero operato in maniera strumentale agli interessi della criminalità organizzata. L'organizzazione criminale si sarebbe avvalsa anche della disponibilità di pubblici dipendenti. Il responsabile pro tempore dello Sportello Unico Attività Produttive del Comune di Reggio Calabria avrebbe rilasciato permessi a costruire ed autorizzato successive varianti in maniera illegittima, in violazione di quanto previsto dagli strumenti urbanistici vigenti. 

 Pm: cosche monopoliste settore edile

"La 'ndrangheta si conferma assoluto monopolista nel settore edile e dimostra di possedere straordinarie capacità di infiltrare la pubblica amministrazione". E' la conclusione a cui giungono gli investigatori della Dia di Reggio Calabria, diretti dal col. Teodosio Marmo, che hanno dato corpo all'inchiesta "Thalassa", coordinata dal procuratore vicario Gaetano Paci e dal pm Stefano Musolino. Tra gli arrestati, i 'rampolli' delle cosche Tegano e Condello di Archi, e tre imprenditori che avevano realizzato un complesso di villette in contrada 'Armacà', in prossimità della spiaggia del quartiere 'Archi', dove risiedono i Tegano, i Condello e i De Stefano, il gotha della 'ndrangheta di Reggio Calabria.

"Quelle costruzioni - ha detto Paci - sono state realizzate in aperta violazione delle norme urbanistiche e difformemente rispetto alle licenze edilizie del Comune di Reggio, grazie ad alcune certificazioni prodotte dal dirigente dello Sportello unico delle attività produttive dell'ente, Peter Battaglia". Per il dirigente - fratello del consigliere regionale del Pd Domenico Battaglia - la Dda aveva chiesto l'arresto per concorso esterno in associazione mafiosa, richiesta rigettata dal gip. "Battaglia - ha detto Marmo - aveva di fatto agevolato con le sue attestazioni, in cambio di due appartamenti acquisiti a prezzo svilito e intestati a lui ed alla moglie, l'esecuzione dei lavori per la realizzazione del complesso immobiliare nel cuore di Archi". "Dentro la vicenda - ha detto Paci - fa capolino anche la figura dello scomparso nel 2008 e ancora non ritrovato Paolo Schimizzi, considerato un 'rottamatore' dei vecchi equilibri, nipote del boss Giovanni Tegano, che da alcune intercettazioni dimostra di avere un ruolo centrale nella cosca, soprattutto nei rapporti con la pubblica amministrazione, tanto che dalla data della denuncia della sua scomparsa, i lavori del complesso immobiliare si interrompono per oltre quattro mesi, fino a che i Condello-Tegano non rinnovano l'accordo per la prosecuzione dei lavori. Sarà la stessa moglie dello Schimizzi a confermare in una intercettazione di avere ricevuto in cambio dell'interessamento del marito per il buon fine dell'iniziativa, un appartamento in cui pensavano di trasferirsi".

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