
Catanzaro – Arriva dopo quattro anni di indagini serrate, l’operazione “Dioniso” che ha fatto terra bruciata intorno ai Cerra-Torcasio-Gualtieri, portando a 47 arresti tra affiliati alla cosca lametina che aveva già subito una forte scossa con le operazioni Chimera 1 e 2, di cui quella messa a segno oggi è una costola.
Associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti con l’aggravante delle modalità mafiose, questa l’accusa mossa dagli inquirenti. Marijuana, cocaina ed eroina spacciate in tre piazze lametine: la “Trempa”, la zona di Capizzaglie e “Ciampa di Cavallo”, con un’organizzazione capillare e determinata a riempire le casse della cosca e a rinforzare così il controllo sul territorio. Una cosca con appoggi non solo su Lamezia ma che aveva contatti con le famiglie della cosca jonica reggina per rifornirsi di cocaina, in particolare con gli Strangio, mentre per la marijuana i rifornimenti e i contatti erano in Puglia e in Albania.
VIDEO
Gratteri: “Abbiamo colpito famiglia di ‘ndrangheta di serie A”
“Abbiamo colpito una famiglia di ‘ndrangheta di serie A” ha commentato il Procuratore Capo della DDA di Catanzaro, Nicola Gratteri. “Una famiglia – ha aggiunto – organizzata e ben strutturata, oltre ad essere stata già oggetto di sentenza definita che l’ha conclamata come famiglia di ‘ndrangheta che ha dominato per decenni la piana di Lamezia”. Un’operazione che è stata caratterizzata, come ha specificato Gratteri “dalla pazienza e dalla professionalità dei carabinieri che hanno costruito in modo sistematico un muro per circoscrivere l’organizzazione criminale, fatta anche da soggetti della famiglia storica”. Una indagine completa, che è stata costellata anche da diversi sequestri di droga nel corso degli anni che hanno “reso granitica la prova”.
Bombardieri: “Abbiamo ricostruito uno spaccato importante”
“Un altro passo avanti è stato fatto” ha dichiarato il sostituto Procuratore Giovanni Bombardieri che ha seguito le indagini cominciate nel gennaio del 2013. I riscontri sono stati possibili anche grazie al supporto delle dichiarazioni di collaboratori e testimoni di giustizia ma non solo, perché il rifornimento dei piccoli spacciatori ha consentito un controllo costante e continuo, anche attraverso i tossicodipendenti che da loro si rifornivano. Uno di questi ha collaborato anche perché aveva subito minacce e pressioni da qualche soggetto a cui doveva restituire del denaro.
“Abbiamo ricostruito uno spaccato importante” ha affermato Bombardieri, sottolineando come siano stati tirati fuori dalla piazza di spaccio “soggetti che costituivano un pericolo costante per la sicurezza del territorio”.

Colonnello Pecci: “Diamo risposte ai cittadini che hanno bisogno di legalità”
Un lavoro in team quello portato avanti dai carabinieri della Compagnia di Lamezia insieme al Nucleo investigativo di Catanzaro, un lavoro che, come ha ribadito il colonnello del Comando Provinciale dei Carabinieri, Marco Pecci, “ha consentito di dare risposta ad un territorio esposto a fenomeni criminosi, venendo incontro ad istanza di legalità dei cittadini”.
Tenente Colonnello Greco: “Lamezia è una piazza che non lasceremo mai”
“Mi sono insediato e ho avuto a battesimo l’operazione Chimera, dopo due anni siamo arrivati a questa operazione e posso dire che Lamezia è una piazza che non lasceremo mai” ha esordito così il tenente colonnello Alceo Greco, comandante del Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri. “Il fronte di attacco, anche grazie al supporto della Procura, è molteplice e capillare per questo dico che non ci fermeremo. Le ipotesi investigative non possono essere lasciate al caso”. Il tenente colonnello che segue da tre anni anche la zona della piana di Lamezia ha ammesso che c’è uno sforzo elevato sulla città della piana ma ha anche rinnovato l’invito ai cittadini ad aprirsi e collaborare, “perché Lamezia –ha affermato - ha possibilità di cambiare in meglio”.
Capitano Vincelli: “Se si raggiungono certi risultati c’è una linea direttrice che vuole arrivare all’obiettivo”
Presenti alla conferenza stampa anche due pezzi importanti del Comando dei Carabinieri di Lamezia Terme: l’ex comandante, ora al nucleo investigativo di Catanzaro, Fabio Vincelli, e il neo comandante Pietro Tribuzio. Una linea che sta a significare anche la continuità e il rapporto costante e di collaborazione che c’è tra il comando provinciale e quello di Lamezia.
Un lavoro cominciato appunto nel gennaio del 2013, che ha portato, dopo quattro anni a questo risultato: “Per fare un lavoro di qualità – ha sottolineato Vincelli - ci vuole pazienza, tempo e calma, perché il risultato finale si fa attendere ma la qualità si vede sul lungo periodo”. Il capitano, che conosce bene la piazza lametina dopo quelli ha spiegato che “Se si raggiungono certi risultati c’è una linea direttrice che vuole arrivare all’obiettivo”.
Tenente Tribuzio: "Abbiamo una saldatura forte con i vari reparti"
Il tenente Pietro Tribuzio, da ottobre al comando dei carabinieri di Lamezia, ha sottolineato come sia fondamentale questo lavoro sinergico: “Ho la fortuna di avere il mio predecessore al nucleo investigativo e questo ci dà la possibilità di avere un continuum, una vera e propria memoria storica con una saldatura forte con i vari reparti”.
L'indagine è stata seguita dal sostituto procuratore Elio Romano, insieme al magistrato Fabiana Rapino applicata alla Dda per completare l'ordinanza che ha portato al provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro Carlo Saverio Ferraro.
Claudia Strangis
© RIPRODUZIONE RISERVATA