Salta al contenuto principale

tallini2020.jpg

Catanzaro - Non sarebbe stato organico alla cosca Grande Aracri di Cutro, ma avrebbe dato “un contributo concreto, specifico e volontario per la conservazione o il rafforzamento delle capacità operative dell’associazione, con la consapevolezza circa i metodi e i fini dell’associazione stessa”. È questo uno dei passaggi che si evince dalle carte dell'inchiesta che oggi ha portato agli arresti domiciliari - fra gli altri - del presidente del Consiglio regionale, Domenico Tallini, accusato di voto di scambio politico mafioso. Secondo i pm della procura di Catanzaro, coordinati da Nicola Gratteri, Tallini in qualità di assessore regionale durante la legislatura guidata da Giuseppe Scopelliti si sarebbe adoperato intervenendo al fine di velocizzare l’iter di costituzione del Consorzio Farma Italia e della società Framaeko srl, attive nel settore della commercializzazione dei farmaci da banco. Da questo impegno sarebbe derivato il sostegno delle cosche in occasione delle elezioni regionali del 23 novembre 2014.

In particolare, il gip ravvisa "elementi certi che denotano la vicinanza del Tallini a Domenico Scozzafava", definito “un formidabile portatore di voti” per il politico di Forza Italia finito ai domiciliari, ma anche uno “’ndranghetista fino al midollo”. I loro rapporti, si legge ancora nelle carte, "sono apprezzabili ancora nel corso dell'anno 2018" e ancora più intensi "nel 2017, quando è accertata l'attività di sostegno, proselitismo e pubblicità elettorale a Tallini da parte di Scozzafava e altre persone" del clan. "Scozzafava - precisa il gip - vantava la possibilità di raccogliere numerosi voti per il partito politico in cui era candidato Tallini (Forza Italia,ndr.) che era interessato come capolista nel collegio uninominale di Catanzaro, soprattutto nel Comune di Sellia" Dalle intercettazioni agli atti dell'inchiesta, è emersa anche "la promessa di conferma dell'apporto di Scozzafava anche per le future elezioni regionali previste in Calabria per novembre 2019".

Si legge nell'ordinanza di custodia cautelare, “Tallini pur consapevole del reimpiego di capitali illeciti, provenienti dal delitto associativo di stampo ‘ndranghetistico, concorreva nei progetti commerciali inerenti alla distribuzione dei farmaci” imponendo anche l’assunzione del figlio Giuseppe e il suo ingresso nella Farmaeko come consigliere “così – si legge negli atti dell’indagine – da contribuire all’evoluzione dell’attività imprenditoriale del Consorzio farmaceutico, fornendo il suo contributo nonché le sue competenze e le sue conoscenze anche nel procacciamento di farmacie da consorziare”. In questo modo, continuano gli inquirenti, “rafforzava la capacità operativa del sodalizio nel controllo di attività economiche sul territorio, incrementando la percezione della capacità di condizionamento e, correlativamente, di intimidazione del sodalizio, accrescendo la capacità operativa e il prestigio sociale e criminale”.

Ed ancora gli inquirenti, riescono a intercettare una riunione che si è svolta il 7 giugno 2014 e vede protagonisti Giovanni Abramo, Giuseppina, moglie di Nicolino Grande Aracri, Francesco Le Rose, il commercialista e consulente del clan di Cutro Leonardo Villirillo e l'imprenditore Domenico Scozzafava. Ed è proprio il commercialista Villirillo a riferire di una persona importante indicata dell’assessore, Domenico Tallini, a cui sarebbe spettato il compito di accelerare l’iter burocratico relativo al rilascio delle autorizzazioni regionali e risolvere eventuali altre problematiche. "Gli atti dimostrano" che il presidente del consiglio regionale "era informato di tutto ciò che accadeva al Consorzio Farma Italia, minuto per minuto", scrive il gip di Catanzaro nell'ordinanza di custodia cautelare, sottolineando che il presidente del consiglio regionale era "consapevole" che nel consorzio erano stati investiti soldi della ‘ndrangheta, ma "si era esposto in prima persona per l'arruolamento delle farmacie" dove distribuire i medicinali e non ha esitato a coinvolgere anche il figlio Giuseppe, pur avendo la certezza, che, come diceva al telefono, parlando con esponenti della famiglia Grande Aracri, "l'investimento è per voi ... mica lo facciamo per noi ... No?".

G.V.

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.