
Catanzaro - Parte dei soldi destinati all' accoglienza dei migranti ospiti del Cara di Isola Capo Rizzuto sarebbero finiti nelle banche Svizzere. È quanto ipotizzano gli inquirenti nell'ambito dell'inchiesta "Jonny" che oggi ha portato al fermo di 68 persone. Un traffico di capitali che avrebbe al centro il prete don Edoardo Scordio. Secondo quanto si legge nel provvedimento di fermo emesso dalla Dda, il parroco avrebbe avuto "la capacità di riciclare il danaro in Svizzera per il tramite di un fratello ivi dimorante". Uno dei collaboratori di giustizia ha sostenuto di aver saputo che "dalla Misericordia sono 'usciti' molti capitali per contanti che sono stati consegnati al fratello del prete, che a sua volta li ha depositati in conti svizzeri".
Per gli inquirenti "le modalità e circostanze del fatto, l'abitualità ultradecennale della condotta, il ruolo direzionale assunto dallo Scordio in seno alla consorteria per come riconosciuto vieppiù da tutti i collaboratori di giustizia costituiscono, invero, elementi di valutazione atti a conclamare come la condotta illecita, oggi contestata, si collochi in un più ampio sistema di vita del sacerdote, sintomatica di una radicata incapacità di autolimitarsi". Lo stesso sacerdote sarebbe riuscito a ottenere da esponenti delle forze dell'ordine notizie sulle indagini in corso. Nelle intercettazioni avvenute in una barberia emerge come don Scordio "non solo ha ricevuto da parte di sicuri 'infedeli' operatori di polizia giudiziaria l'informazione che il locale era monitorato ma ha addirittura preteso, da parte di qualche carabiniere, l'ostensione delle registrazioni per catechizzare i dipendenti e/o i collaboratori della Misericordia che sparlavano di lui".
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