
Crotone – Nessun rapporto con la ‘ndrangheta e nessuna appropriazione indebita di denaro. Si sono difesi così, davanti al Giudice per le indagini preliminari Abigail Mellace, Leonardo Sacco, ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, e don Leonardo Scordio, parroco di Isola, entrambi fermati lunedì scorso nell’ambito dell’operazione Jonny che ha smantellato la cosca Arena della cittadina crotonese e ha fatto luce anche sulle ingerenze della cosca nel centro di accoglienza di Sant'Anna.
"Leonardo Sacco ha deciso di sottoporsi ad interrogatorio e di rispondere alle domande del giudice benché fosse molto provato. Ha fornito la sua versione dei fatti precisando di non essere riuscito a leggere tutto il provvedimento. Ha escluso qualunque ipotesi di appartenenza e complicità con la criminalità ed ha chiarito di aver intrattenuto rapporti leciti ed autorizzati con tutti i fornitori". È quanto hanno dichiarato gli avvocati Giancarlo Pittelli e Francesco Verri, difensori dell'ex governatore, detenuto da lunedì scorso nel carcere di Vibo Valentia con l'accusa di associazione mafiosa. Secondo quanto riferito dai due difensori al termine dell'interrogatorio protrattosi per oltre un'ora, Sacco ha spiegato di aver fatto tutto "alla luce del sole, tutto tracciato e ricostruibile, non ci sono appropriazioni di fondi da parte di alcuno".
Teso in volto, faccia marmorea: è apparso così don Edoardo Scordio, parroco di Isola Capo Rizzuto, oggi nel Tribunale di Crotone: il prete è accusato di associazione mafiosa, malversazione e truffa allo Stato. Don Scordio ha risposto alle domande del gip sostenendo di non aver mai avuto alcun rapporto con la criminalità organizzata. Don Edoardo - che ha parlato per quasi un'ora - ha poi sottolineato di essere estraneo alla gestione del Cara e per questo di non poter rispondere delle contestazioni che gli sono mosse su questa vicenda. A proposito dei 132 mila euro ricevuti per svolgere "assistenza spirituale agli immigrati" per conto della Misericordia, il prete ha detto che quei soldi sono serviti per effettuare decine di lavori nella parrocchia tra cui anche la sistemazione di otto chiese. Quei soldi, ha detto, erano previsti da una convenzione tra due enti privati, la Misericordia e la parrocchia. I difensori del parroco, avvocati Francesco Verri e Giancarlo Pittelli, hanno riferito di un "contegno molto ossequioso del parroco nei confronti dell'autorità giudiziaria e di rispetto per il lavoro svolto dalla magistratura". I difensori hanno chiesto che non venga disposta nei confronti di don Edoardo Scordio, la misura cautelare in carcere o che vengano disposti i domiciliari.
Oggi, comunque, è stato il giorno degli interrogatori per altri 46 indagati dell'operazione Johnny, gran parte dei quali si è avvalsa della facoltà di non rispondere in quanto non aveva avuto il tempo di leggere gli atti dell'indagine composti da oltre duemila pagine. La Mellace, è stata chiamata a convalidare il provvedimento di fermo emesso dalla Dda nei confronti di Sacco, del parroco don Edoardo Scordio ed altre 66 persone.
© RIPRODUZIONE RISERVATA