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Catanzaro - Dietro il parco eolico più grande d'Europa "ci sono i soldi e i beni accumulati in anni e anni di comportamenti mafiosi". Lo ha detto il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri incontrando i giornalisti per illustrare l'operazione che ha portato al sequestro del parco eolico ‘Wind Farm’ di Isola Capo Rizzuto. "La cosca Arena - ha aggiunto Gratteri - è tra le più agguerrite, una famiglia che in modo costante ha dominato il respiro sociale ed economico del territorio". Il parco eolico di Isola Capo Rizzuto era già stato sequestrato su provvedimento del gip di Catanzaro nel 2012. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, nel 2015 è stato disposto il dissequestro. Attualmente è in corso un processo con rito abbreviato in cui sono imputate 24 persone che devono rispondere di associazione per delinquere, abuso di ufficio, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e interposizione fittizia delle quote societarie. Tra loro figura il consigliere regionale Giuseppe Graziano, coinvolto in qualità di ex componente del Via regionale che ha espresso parere favorevole circa la compatibilità ambientale del progetto.

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"Più volte - ha spiegato Gratteri - polizia giudiziaria e Procura hanno provato a far sequestrare uno dei più grandi parchi eolici d'Europa. Ci sono riusciti solo a metà, ma questa ritengo che sia la volta buona". Un risultato, ha detto il comandante regionale della Guardia di finanza, il generale Gianluigi Miglioli, che "non è stato facile da raggiungere. La famiglia Arena aveva messo in campo sofisticati schermi societari attraverso partecipazioni estere. Ma questo è il core business della Finanza, sono terreni che noi sappiamo penetrare e colpire".

Il colonnello Carmine Virno, comandante del Nucleo di polizia tributaria, ha spiegato come gli accertamenti siano partiti proprio da Pasquale Arena "ufficialmente dirigente dell'ufficio tecnico del Comune di Isola Capo Rizzuto, nonché nipote del boss Nicola Arena, fratello di Carmine ucciso nel 2004 con un colpo di bazooka".  "È l'uomo del clan nella pubblica amministrazione" ha aggiunto il tenente colonnello Michele Di Nunno del Gico di Catanzaro. A confermare le ipotesi degli investigatori sono stati poi "i dati raccolti - ha evidenziato il capitano Gasparino La Rosa - che incrociati con sofisticati software hanno dimostrato la discrasia tra quanto dichiarato e gli investimenti fatti da Arena a cui sono riconducibili le tre società che gestivano il parco eolico e gli stessi terreni su cui sorgono i 48 aerogeneratori".

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