
Catanzaro - Il Tribunale di Catanzaro (Presidente Valea e, a latere, i giudici Zampaoli e Rabagliati) si è pronunciato sulle richieste di riesame avanzate da Antonio Provenzano, Pietro Murone, Alessandro Provenzano e Adriano Sesto coinvolti nell’operazione denominata “Nettuno”, scattata il 21 marzo 2016.
In particolare, in merito alla richiesta avanzata da Antonio Provenzano, 60 anni, difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Gianluca Careri, imputato del reato di cui all’articolo 416 bis codice penale, contro il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del tribunale di Catanzaro il 7 marzo 2016, il Tribunale di Catanzaro, seconda sezione penale, “accoglie la richiesta di riesame e annulla il decreto di sequestro del Gip tribunale Catanzaro 7 marzo 2016 nei riguardi di Provenzano e ordina il dissequestro e la restituzione agli aventi diritto di una carta postepay, un libretto di deposito a risparmio, un libretto nominativo ordinario e un conto corrente; rigetta, per il resto, la richiesta di riesame”. Non sono stati dissequestrati, quindi, alcuni immobili che si trovano in un unico fabbricato a Lamezia Terme e che è riconducibile a Provenzano.
Per quanto riguarda Pietro Murone, 80 anni, difeso dall’avvocato Vincenzo Visciglia, contro il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip del tribunale di Catanzaro il 7 marzo 2016, il Tribunale, seconda sezione penale, decidendo sulla richiesta di riesame avanzata da Murone, rigetta la richiesta di riesame avanzata da Pietro Murone e lo condanna al pagamento delle spese del procedimento. Il difensore di Murone, aveva presentato istanza affinché fosse dissequestrato un appartamento e un magazzino intestate all’uomo. Il Tribunale ha però stabilito che “sebbene (rimasto) intestatario Pietro Murone, le unità immobiliari in questione […] risultano essere state nella disponibilità, in via esclusiva e continuativa, di Sesto Adriano”.
Anche per Alessandro Provenzano, 29 anni, difeso gli avvocati Massimiliano Carnovale e Gianluca Careri, il Tribunale si è espresso mantenendo il decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip il 7 marzo 2016. Il Tribunale di Catanzaro, seconda sezione penale, infatti, decidendo sulla richiesta di riesame avanzata da Alessandro Provenzano “rigetta la richiesta di riesame e, per l’effetto, conferma il decreto del Gip Tribunale Catanzaro e lo condanna al pagamento delle spese del procedimento”.
Il sequestro preventivo riguardava una parte delle quote del capitale di una società di intermediazione mobiliare con sede a Roma, e tutti i rapporti bancari e postali nella disponibilità di Provenzano. Secondo quanto stabilito dai giudici del Riesame, “l’esame della complessa situazione economica di Provenzano Alessandro e, più in generale, del nucleo familiare di Provenzano Antonio, consegna alla valutazione del Tribunale una evidente sperequazione tra l’acquisto dell’intero capitale sociale della Integra Servizi S.rl. e le disponibilità economiche, desumibili dalle dichiarazioni dei redditi del nucleo familiare”.
Secondo il Tribunale, “per l’acquisto delle quote societarie e il versamento dei decimi del capitale della Integra Servizi S.r.l., sono state utilizzate risorse di provenienza illecita o comunque ignota, non trovando giustificazione, per come esporto, nei redditi dichiarati da Provenzano Alessandro e dal nucleo familiare di Provenzano Antonio, il quale ultimo è da ritenersi l’effettivo titolare delle quote societarie”.
L'operazione "Nettuno", scattata il 21 marzo scorso, ha portato al sequestro di beni per un valore di 500 milioni di euro, riconducibili ad affiliati alla cosca di 'ndrangheta dei Iannazzo di Lamezia Terme. L'operazione è stata condotta dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Catanzaro, sia in territorio calabrese che nazionale, mediante l’impiego di circa 200 militari, e diretta dalla procura della repubblica – D.D.A. di Catanzaro.
Il Tribunale del Riesame si è espresso anche nei confronti di Adriano Sesto, 42 anni, difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Vincenzo Visciglia, contro il decreto di sequestro preventivo, il Tribunale di Catanzaro, seconda sezione penale, decidendo sulla richiesta di riesame avanzata da Adriano Sesto, “rigetta la richiesta di riesame e, per l’effetto, conferma il decreto di sequestro emesso dal Gip il 7 marzo 2016 e lo condanna al pagamento delle spese del procedimento”. Il gip del Tribunale di Catanzaro, infatti, aveva disposto il sequestro preventivo “per i beni immobili, mobili registrati, mobili, attività economiche e rapporti bancari intestati ai componenti del nucleo familiare del Sesto, reputando, altresì sussistenti la sproporzione tra redditi dichiarati e beni posseduti nonchè la illecita provenienza del denaro rinvenuto o utilizzato per l’acquisto di beni”.
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