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Lamezia Terme, 6 novembre - Notificati in carcere i provvedimenti d'arresto, nell'ambito dell’operazione Pegaso II per l’omicidio di Vincenzo e Francesco Torcasio, per i quattro del “gruppo di fuoco” composto da: Francesco Vasile (già arrestato per questi due omicidi quale esecutore materiale), al quale si aggiungono Alessandro Torcasio, Maurizio Molinaro e Vincenzo Giampà (già arrestati nelle operazioni precedenti).  Il questore Marino ha chiarito subito di non “fare proclami. E’ un lavoro che continua in maniera instancabile. Il contributo dei collaboratori di giustizia  - ha aggiunto - è risolutivo al contrario. Sono stati i collaboratori – ha spiegato - a riscontrare l’esito della squadra mobile e non il contrario”.  

Sull’operazione Pegaso II ha spiegato come si tratti “di un ulteriore segmento investigativo di quel che succede a Lamezia e che la squadra mobile sta sviluppando”. Sul lavoro di squadra è intervenuto anche il capo della Mobile Ruperti spiegando di aver “creato un gruppo di lavoro su Lamezia da circa un anno e mezzo. Abbiamo iniziato nel giugno luglio 2001 con le operazioni “Deja vu” 1, 2 e 3 ed eliminato alcuni componenti della cosca Giampà a cui sono poi seguiti riscontri nel prosieguo. Gli omicidi dei due Torcasio – ha poi spiegato - hanno avuto un certo clamore perché il primo è avvenuto ad un campo di calcetto dove erano presenti anche bambini, mentre l’altro è avvenuto in pieno centro e in pieno giorno, a distanza esatta di un mese. Giampà – ha aggiunto - aveva iniziato una vera e propria mattanza tra quelle persone rimaste libere ed in vita nella cosca avversa dei Torcasio”.

“Ci siamo buttati a capofitto per capire – ha poi raccontato spiegando come “ovviamente il controllo del territorio è sempre alla base di tali episodi criminali e ciò che aveva fatto scattare l’ira dei Giampà era stato il fatto che i Torcasio avevano chiesto il pizzo in una stazione di servizio della famiglia Giampà. Si trattava – ha detto Ruperti parlando del movente alla base dei due omicidi “di punire chi si era permesso di invadere il proprio territorio uccidendo i mandanti di tale richiesta estorsiva”. Ruperti ha poi spiegato come “comanda in quel territorio la famiglia che ha il maggior numero di estorsioni attive e che servono poi anche ad  elargire stipendi agli affiliati e creare consenso” Sui collaboratori di giustizia il capo della Mobile ha specificato come solo "alcuni sono altamente qualificati e attendibili", Ruperti non fa nomi "i pentiti importanti sono nove" dice solo, ma si capisce che si tratta dei pentiti “della prima ora” con la sola aggiunta del boss Giampà.

Tutti gli altri, dunque, sarebbero ancora “sotto osservazione” anche perché lo stesso Ruperti ribadisce come “alle dichiarazioni dei collaboratori debbano sempre seguire dei riscontri individualizzanti ed oggettivi che possano comprovare che quanto si va dicendo corrisponda al vero. Certo – conclude – è un dato di fatto come a Lamezia stia avvenendo qualcosa di diverso da quanto scrivono i libri sulla ‘ndrangheta come organizzazione criminae in cui non ci sono pentiti: a Lamezia, invece, si è aperta una breccia sostanziale”. Il questore Marino ha aggiunto, in conclusione, come questo può essere un momento particolare in cui decidere da che parte stare e nient’altro. Non si tratta di appelli a gesti eroici ed estremi. Ma l’invito a prendere atto che esiste una squadra mobile e una Dda assieme al commissariato di Lamezia che sono affidabili ed ai quali rivolgersi con sufficiente tranquillità. E’ il tempo di scegliere da che parte stare”.

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