
Lamezia Terme – Ha formulato le sue richieste di condanne, il Pubblico Ministero Elio Romano, nell’udienza di questa mattina al tribunale di Catanzaro, per il processo scaturito dalla cosiddetta Operazione Pegaso, a carico di 6 persone, accusate dei due omicidi di Vincenzo e Francesco Torcasio, padre e figlio uccisi ad un mese di distanza nell’estate 2011; e del tentato omicidio di Umberto Egidio Muraca. Il pm Romano ha chiesto l’ergastolo per Alessandro Torcasio e Maurizio Molinaro; 30 anni di carcere, invece, per Vincenzo Giampà e 14 anni di reclusione per Pasquale Catroppa. Gli altri imputati nel processo, poi, sono due collaboratori di giustizia: Francesco Vasile, che fu definito il “braccio armato dei Giampà” ed esecutore materiale degli omicidi di Vincenzo e Francesco Torcasio, e L.P.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti e grazie anche alle testimonianze dei collaboratori di giustizia, a partecipare all’omicidio di Vincenzo Torcasio, furono Francesco Vasile, Alessandro Torcasio e Maurizio Molinaro: “U Carrà” (questo il soprannome della vittima) fu freddato il 7 giugno 2011 mentre assisteva ad una partita di calcetto in un campetto sportivo nel quartiere Scinà. Per l’omicidio di Francesco Torcasio, invece, ucciso nel trigesimo del padre, sono imputati Francesco Vasile, Maurizio Molinaro e Vincenzo Giampà che avrebbero organizzato e compiuto l’uccisione in via Misiani, insieme ad Antonio Voci (che ha scelto il rito ordinario) che avrebbe inviato un messaggio al killer per informarlo dell’arrivo della vittima.
Per il tentato omicidio di Umberto Egidio Muraca, ora pentito, compiuto il 30 marzo del 2011, sono accusati Pasquale Catroppa, Maurizio Molinaro e l’altro collaboratore di giustizia L.P.. Fu il boss della cosca Giampà, Giuseppe (che ora collabora con la giustizia) ad ordinare sia i due omicidi che il tentato omicidio di Umberto Egidio Muraca. Il boss era venuto a conoscenza che i Torcasio-Carrà si erano attivati a livello estorsivo, insieme a Muraca, nelle zone di influenza dei Giampà e per questo motivo bisognava agire per “riaffermare nei confronti della cosca avversaria la loro supremazia”. Francesco Torcasio, figlio 20enne di Vincenzo, fu ucciso perché dopo la morte del padre voleva vendicarsi uccidendo il boss. Durante l’udienza odierna, oltre alle richieste di condanne formulate dal Pm, hanno discusso la loro linea difensiva gli avvocati Gambardella e Spinelli, mentre l’avvocato Canzoniere, che difende Pasquale Catroppa farà la sua arringa il 9 giugno prossimo.
C.S.
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