Salta al contenuto principale

operazione-Perseo-processo-maggio-2014.jpg

Lamezia Terme - Dopo un mese di pausa, necessario per la ristrutturazione dell’Aula Garofalo, è ricominciato oggi il processo dibattimentale per 21 degli arrestati coinvolti nell’Operazione Perseo del luglio dello scorso anno. L’aula, nel suo nuovo “look”, è stata concepita per permettere una corretta prosecuzione del processo e, proprio per evitare problemi logistici, sono state create ad hoc delle gabbie di sicurezza nella parte laterale.

Primo testimone del processo, il vice dello Sco della Questura di Catanzaro, Angelo Paduano, che davanti al collegio giudicante, presieduto dal giudice Carlo Fontanazza e a latere dal dottor Aragona e dalla dottoressa Monetti, ha risposto alle domande del Pubblico Ministero Elio Romano prima e dei legali degli imputati, poi.

La testimonianza di Paduano si è concentrata su tutto il lavoro investigativo messo in piedi prima di tutte le operazioni che, negli ultimi due anni, hanno smantellato la cosca Giampà a Lamezia. Paduano, che fa parte della Squadra Mobile dal marzo del 2009, ha spiegato che sul finire del 2010 e l’inizio del 2011, ci fu un incremento di episodi criminosi che hanno interessato la realtà cittadina: riferendosi, in particolare, alle estorsioni e ad una serie di omicidi. Da lì s’ intensificarono le indagini che sfociarono in più di un arresto. Dopo queste operazioni iniziarono le prime collaborazioni spontanee di personaggi della criminalità lametina: da Angelo Torcasio, Battista Cosentino, Saverio Cappello insieme al padre Rosario, per arrivare poi al capo della cosca, il boss Giuseppe Giampà che, dopo l’arresto nell’ambito dell’Operazione Medusa a giugno 2012, deciderà poi di parlare a settembre dello stesso anno. Questa, come ha spiegato Paduano, è stata la collaborazione che ha permesso di definire in maniera esplicita e precisa l’organigramma della cosca, il suo ruolo e quello degli altri soggetti e le loro varie attività illecite. La sua testimonianza poi, ha permesso inoltre di definire le dinamiche interne alla consorteria. Dopo il pentimento del boss, si registrò anche la collaborazione del “killer” Francesco Vasile e dell’altro membro della cosca, L.P..

All’esame del teste, compiuto dal Pm che si è focalizzato a capire il modus operandi della squadra mobile per quanto riguardava le indagini sui diversi soggetti presunti appartenenti alla cosca, si è passato al controesame dei legali difensori che si sono concentrati, in particolare, sul quanto siano da considerarsi attendibili le dichiarazioni dei collaboratori e quanto queste siano state valutate e riscontrate successivamente per quanto riguarda la loro validità e attendibilità, considerato che hanno permesso di comprovare gran parte dell’attività investigativa. Le domande degli avvocati, infatti, sono state mirate a capire quali riscontri fossero stati effettuati sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia: in particolare si sono concentrati sugli omicidi che, secondo la testimonianza rilasciata da Paduano, hanno trovato coincidenza tra i dati acquisiti e le dichiarazioni; sugli episodi di estorsione, per i quali si sono avvalsi anche delle testimonianze delle parti offese, e sulla questione dei falsi incidenti per i quali sono stati compiuti dei riscontri a campione e ricostruzioni totali degli episodi, anche con la compagnia assicurativa Zurich, parte civile in questo filone del processo.

Questa testimonianza, culminata dopo tre ore, è la prima di una serie che vedrà sul banco dei testimoni sia gli ufficiali della polizia giudiziaria che i collaboratori in videoconferenza. Nell’udienza di mercoledì prossimo, 11 giugno, sarà la volta del capo dello Sco della Questura di Catanzaro, Rodolfo Ruperti.

C.S.

Segui il Lametino
Le notizie di Lamezia e della Calabria, dove preferisci tu.