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Lamezia Terme - Anche i difensori di Giuseppe Notarianni e Carmen Bonafè avevano chiesto la scarcerazione e la restituzione dei beni, che la Guardia di Finanza aveva individuato nel corso delle indagini e per i quali il sost. Proc. Elio Romano aveva chiesto e ottenuto il sequestro. Gli avvocati Aldo Ferraro e Stefania Rania hanno presentato al Tribunale del riesame una memoria difensiva, ma evidentemente non è stata sufficiente ad intaccare l’impianto accusatorio costruito dagli inquirenti. 

Ricordiamo che la Dda di Catanzaro ha indagato Giuseppe Notarianni e Carmen Bonafè per il reato di reimpiego di capitali illeciti. In sostanza, le fiamme gialle, attraverso accertamenti bancari avevano riscontrato che Giuseppe Notarianni e Carmen Bonafè, nel 2001 avviavano una impresa edile, la Edilnotar,  che sarebbe servita solo per giustificare l’impiego in attività economiche del denaro provento delle attività usurarie svolte dai loro congiunti, tutti sodali della cosca di ‘ndrangheta dei Giampà. Attraverso l’impresa di cui si parla, avevano acquistato un terreno ubicato in c.da Talarico di questo centro (ora via mons. Azio Davoli) che procedevano poi a lottizzare e vi costruivano un complesso residenziale, costituito da villette bifamiliari, per la successiva cessione a terzi e, in un caso, ai loro congiunti Aldo Notarianni e Giuseppina Giampà ai quali l’immobile era stato già sequestrato nell’ambito dell’operazione medusa.

Gli investimenti di Notarianni sono stati possibili perchè Giuseppe Notarianni e Carmen Bonafè si sono avvalsi di un impresario prestanome che nel frattempo è deceduto, e di una ditta individuale, la Edilnotar di Carmen Bonafè, risultata in realtà inattiva e utilizzata per giustificare le movimentazioni bancarie. È stato accertato che sui conti correnti intestati all’impresa dal 2001 al 2009 sono stati effettuati versamenti per un totale di 2.086.111,80 euro che non hanno trovato alcuna giustificazione commerciale e d’impresa. Non solo, tra gli assegni versati sui rapporti bancari, gli investigatori della Guardia di Finanza hanno trovato anche assegni che vittime di usura avevano consegnato ai fratelli di Giuseppe Notarianni, a fronte dei prestiti ricevuti da questi ultimi. Particolare è risultato il sistema attraverso il quale i coniugi avrebbero “ripulito” il denaro. I finanzieri sono partiti nell’indagine dall’esame di un assegno dell’importo di € 10.000,00 che un commerciante aveva emesso a favore di un professionista e che questi aveva girato a Carmen Bonafè. Nell’approfondimento degli accertamenti le fiamme gialle hanno scoperto che i coniugi Notarianni si erano accaparrati un terreno in via mons. Azio Davoli e hanno realizzato tutta una serie di villette per poi venderle (anche a poliziotti e carabinieri). Tuttavia, in questa operazione immobiliare il loro nome non è mai figurato formalmente, mentre figurava quello del professionista, reale proprietario degli immobili, il cui ruolo, nella vicenda non è stato possibile chiarire a causa del suo decesso. Degli immobili edificati dai coniugi Notarianni, i finanzieri hanno sequestrato due villette ancora invendute e un appezzamento di terreno sul quale non erano stati ancora edificati fabbricati.   

 

 

 

 

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