
Lamezia Terme – È cominciato il processo a carico di Francesco Cianflone, 58 anni, e Antonio Gallo, 40 anni, gli imprenditori arrestati dalla Dia lo scorso 29 maggio con l’accusa di essere collusi con la cosca Giampà. Gli altri due imprenditori coinvolti nella cosiddetta “Operazione Piana” sono Roberto Piacente, 43 anni, e Davide Orlando, di 31 anni, che però hanno scelto il rito abbreviato e pertanto non saranno giudicati dal tribunale dibattimentale.
L’operazione ha avuto il via da uno stralcio della precedente “operazione Medusa” e, in particolare, furono le dichiarazioni dei diversi pentiti, coadiuvate dalle indagini e dalle verifiche del nucleo investigativo che, secondo la DDA, dimostravano la commistione tra la cosca locale dei Giampà e le imprese dei quattro arrestati. La tesi accusatoria, infatti, è proprio quella che gli imprenditori abbiano ottenuto molti dei loro lavori grazie alle pressioni esercitate dal clan, “ricevendo in cambio ingenti profitti e guadagni”. L’operazione Piana fu condotta dalla DIA perché, oltre agli arresti, furono sequestrati i beni dei quattro imprenditori.
Nell’udienza odierna, la seconda davanti al tribunale in composizione collegiale, presieduto dal giudice la dottoressa Silvestri e a latere il dottor Aragona e la dottoressa Martire, si è dato il via all’ascolto dei teste del Pubblico Ministero, il dottor Elio Romano. A salire sul banco dei testimoni uno dei luogotenenti della Guardia di Finanza che ha seguito le indagini, il quale ha risposto alle domande del pm prima e dei difensori poi, spiegando che l’attività investigativa era mirata a capire quali fossero i rapporti tra cosca e imprese degli arrestati e se tali rapporti fossero di natura illecita. Il testa ha spiegato, infatti, che i nomi dei quattro imprenditori spuntavano spesso nelle dichiarazioni dei diversi collaboratori e quindi l’attività investigativa si era sviluppata nell’effettuare i riscontri necessari per capire la natura dei rapporti intercorsi tra imprese e cosca. I legali di entrambi gli imputati, gli avvocati Bova e Rotundo per Francesco Cianflone, e gli avvocati Veneto e Pagliuso per Antonio Gallo, hanno cercato di capire quali siano stati i metodi investigativi e quali le basi delle accuse. In particolare l’avvocato Pagliuso si è soffermato su sei diversi tentativi di estorsione subiti da Gallo e da alcuni suoi familiari da parte di alcuni affiliati alla cosca Giampà, che, secondo il difensore, confermerebbero l’estraneità alle accuse, “dimostrando un inadeguato riscontro nelle indagini”. Nelle udienze successive si procederà agli altri testimoni, intanto la prossima è stata fissata al 18 marzo. Arrestati lo scorso maggio, Francesco Cianflone e Antonio Gallo sono entrambi agli arresti domiciliari.
C.S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA