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Catanzaro - L'ex deputato Pino Galati esce di scena dall'inchiesta "Quinta bolgia", realizzata dalla procura di Catanzaro e che vedeva al centro una serie di operazioni illecite che si sarebbero consumate all'interno dell'Asp di Catanzaro poi commissariata in seguito proprio alle risultanze investigative. Per Galati, invece, è stata disposta l'archiviazione oggi dal gip di Catanzaro, su richiesta della stessa procura che ha realizzato le indagini. Ed è stata archiviata anche la posizione di Pasquale Reillo, difeso dagli avvocati Lucio Canzoniere e Roberto Battimelli. Anche per lui la stessa procura ha chiesto l'archiviazione. Il giudice distrettuale, per quanto riguarda Galati, ha accolto la richiesta adottando quindi il relativo provvedimento di archiviazione. 

"È stata quindi dimostrata - fanno notare gli stessi avvocati di Galati - la totale estraneità di Galati alla vicenda giudiziaria che aveva travolto l’Asp di Catanzaro. Estraneità, certificata dalla stessa Procura procedente, la quale, nel rivalutare con attenzione gli elementi investigativi, ha proceduto a stimolare l’organo giudicante affinché venisse posto fine all’iter giudiziario nei confronti del politico, conclusosi con il decreto di archiviazione". "Provvedimento questo - aggiunge l' avvocato Salvatore Cerra - che ridà giustizia e dignità all'ex deputato, pur senza lenire la sofferenza e l’amarezza che da quella ordinanza ne erano derivate". 

Galati, infatti, in ragione di quell’ordinanza, poi annullata dalla Suprema Corte, che aveva accolto pienamente la tesi difensiva degli avvocati Gambardella e Cerra, ritenendo evanescente la contestazione e la totale estraneità a fatti penalmente rilevanti, venne posto agli arresti domiciliari; misura poi sostituita con quella del divieto di dimora in Calabria, dal Tribunale del Riesame di Catanzaro che aveva accolto, pur parzialmente, le istanze difensive. La stessa Procura, invece, nei giorni scorsi ha chiesto il rinvio a giudizio per altre15 persone coinvolte nell’operazione “Quinta Bolgia”, e a carico degli indagati, gli inquirenti avevano ipotizzato vari reati tra i quali, associazione a delinquere di stampo mafioso, abuso di ufficio, turbata libertà dell’industria o del commercio, frode nelle pubbliche forniture, illecita concorrenza con minaccia o violenza, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, peculato, induzione indebita a dare o promettere utilità, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio.

Per Reillo, il pubblico ministero ha condiviso le posizioni della difesa che già in sede di riesame aveva ottenuto l’annullamento dell’ordinanza cautelare che aveva applicato al Reillo la misura della custodia in carcere. 'Reillo - commentano oggi i legali - aveva sofferto ben sedici giorni di carcere a novembre del 2018, sino al 29 novembre 2018 data in cui il Tribunale della Libertà di Catanzaro , in accoglimento della richiesta degli avvocati Canzoniere e Battimelli annullava l’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro. In sintesi il Pubblico Ministero ha fatto proprie le argomentazioni del Tribunale del Riesame che aveva sin da subito evidenziato come nessuna condotta del Reillo potesse essere qualificata quale consapevole contributo alla realizzazione del disegno criminoso della consorteria mediante l’imposizione dei servizi resi dall’impresa facendo ricorso a violenza o minaccia". Si era evidenziato altresì, in sede di riesame, da parte dei difensori di Reillo di come nessuno dei collaboratori di giustizia avesse mai riferito alcunché a carico del Reillo, "persona - fanno notare i due legali- incensurata e lontano da qualunque tematica di criminalità. E’ stata accertata la piena innocenza del Reillo da qualunque contestazione venne allo stesso addebitata". Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catanzaro ha quindi accolto la richiesta del pm disponendo l’archiviazione nei confronti del Reillo.

G.V.

 

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