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Roma - La Suprema Corte di Cassazione, sezione sesta, ha reso note le motivazioni a sostegno del provvedimento di rigetto del ricorso avanzato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Catanzaro che lo scorso dicembre aveva restituito la libertà a Giuseppe Luca “Gianluca” Pagnotta. Il 45enne era stato arrestato dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'operazione “Quinta Bolgia”, scattata nel novembre 2018. Pagnotta era accusato di corruzione per aver compiuto “un atto contrario ai doveri d'ufficio nell'ambito della procedura amministrativa di affidamento del servizio ambulanze su chiamata e occasionale, bandita dall'Azienda Sanitaria Provinciale di Catanzaro”. Il Tribunale della Libertà, accogliendo le tesi difensive, aveva ritenuto insussistenti gli indizi che avevano condotto all'arresto e aveva verificato l'assoluta correttezza dell'attività realizzata da Pagnotta. Le censure contenute nel ricorso per cassazione avanzato dalla Procura di Catanzaro, vagliate dalla Suprema Corte, sono state ritenute infondate, sì da determinare il totale rigetto del ricorso.

La Cassazione, rendono noto i legali, ha ribadito “la correttezza e la logicità” dell'argomentare del Tribunale del Riesame, evidenziando ancora “l'insussistenza di un qualsivoglia atto illecito compiuto dal Pagnotta posteriormente alla presunta illegale dazione corruttiva”. La difesa, rappresentata dagli avvocati Saverio Pittelli e Carlo Petitto, esprimendo “piena soddisfazione per il provvedimento”, auspica “che l'autorevole pronunciato della Suprema Corte, che conferma i granitici assunti del Tribunale della Libertà, sia predittivo della definitiva estromissione del dottor Gianluca Pagnotta da tale vicenda penale, per lui profondamente triste ed angosciosa”.

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