
Lamezia Terme - Sono stati convalidati tutti e 12 i fermi delle persone rimaste coinvolte nell’operazione “Reventinum” per i quali il Gip ha applicato la custodia cautelare in carcere. I fermi eseguiti il 10 gennaio scorso dai carabinieri sono così stati convalidati e tramutati in arresti per i 12 indagati. Tutti sono accusati dalla Dda di Catanzaro, di associazione di tipo mafioso e, a vario titolo, di estorsione, sequestro di persona, violenza privata, danneggiamento a seguito di incendio, detenzione illegale di armi, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose. Pertanto, il gip di Lamezia, Rossella Prignani, ha inoltre disposto la trasmissione degli atti al gip distrettuale di Catanzaro in quanto viene contestato agli indagati il 416 bis.
Restano in carcere, quindi, Pino Scalise, 61 anni; Luciano Scalise, 41 anni; Andrea Scalzo, 38 anni; Angelo Rotella, 36 anni; Vincenzo Mario Domanico, 43 anni; Salvatore Domenico Mingoia, 54 anni; Cleo Bonacci, 57 anni; Eugenio Tomaino, 55 anni; Giuliano Roperti, 50 anni; Ionela Tutuianu, 42 anni; Giovanni Mezzatesta, 43 anni; Livio Mezzatesta, 40 anni.
Solo ad uno degli indagati, Pino Scalise, viene contestato anche il sequestro di persona ai anni dell’avvocato Francesco Pagliuso. Episodio che sarebbe avvenuto nel 2012, quasi quattro anni prima del suo omicidio avvenuto il 9 agosto 2016 mentre tornava a casa su via Marconi a Lamezia. Con l’operazione “Reventinum” sono finiti in manette quelli che per gli inquirenti sono ritenuti appartenenti a due cosche contrapposte dell’area montana del lametino, gli Scalise e i Mezzatesta che per anni si sono fatti la guerra.
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