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Lamezia Terme – Resta in carcere Pasquale Feroleto, il 42enne lametino, fermato martedì scorso nella maxi operazione “Stammer” della Guardia di Finanza di Catanzaro, che ha sgominato un traffico internazionale di cocaina con un filo diretto tra i narcos sudamericani e gli ‘ndranghetisti calabresi.

Pasquale Feroleto, destinatario di uno dei 54 provvedimenti di fermo, oggi si è presentato al Tribunale di Lamezia Terme per l’interrogatorio di convalida. Davanti al Gip Valentina Gallo, accompagnato dal suo legale, l’avvocato Salvatore Cerra, Feroleto ha fatto scena muta, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Ha negato, però, ogni addebito che gli viene contestato.

Il giudice ha così convalidato l’arresto e mantenuto la custodia in carcere (Feroleto è ora detenuto nel carcere catanzarese di Siano), disponendo la restituzione degli atti al Pm.

Nella maxi operazione, durante la quale sono stati intercettati carichi importanti di droga, come quello sequestrato in Colombia di 8000 chili di coca purissima, Feroleto è accusato di far parte dell’associazione ‘ndranghetista che aveva lo scopo proprio di organizzare, insieme ai cartelli colombiani, il traffico di droga (cocaina, eroina, marijuana e hashish) per farla arrivare in Italia ed Europa tramite i loro canali. Ma l’accusa che viene mossa principalmente a Feroleto è quella di aver fatto parte di un gruppo che avrebbe organizzato un traffico di cocaina che, dalla Colombia, avrebbe portato la cocaina direttamente all’aeroporto di Lamezia Terme, nascondendo tutto il carico nella stiva di un aereo.

Un progetto mai realizzato perché l’aggancio che Pasquale Feroleto aveva assicurato di avere, tramite un suo familiare che lavorava nella vigilanza dell’aeroporto lametino, gli aveva fortemente sconsigliato l’affare, considerando soprattutto la pericolosità dell’azione con controlli serrati e tenendo conto che dal Sudamerica a Lamezia non esistono voli diretti.

In questa maxi operazione, sono finiti in manette principalmente capi e sodali della ‘ndrina Fiarè di San Gregorio d’Ippona, quella dei Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto ed al gruppo egemone su San Calogero, tutte considerate satelliti, ma non per questo meno pericolose, della cosca dei Mancuso dei Limbadi, e anche “insospettabili”, personaggi con piccole e medie imprese che avevano deciso di investire i loro soldi nel mercato, fruttifero, della cocaina. La cocaina sequestrata dalle forze dell’ordine, infatti, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato 1 miliardo e 600 milioni di euro. Su questi arresti e sui traffici della malavita calabresi, il Procuratore Capo della Dda, Nicola Gratteri aveva commentato: “La ‘ndrangheta ha costituito un vero e proprio pedigree in Sud America”.

C.S.

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