
Lamezia Terme - Angelo Torcasio, il primo degli ex affiliati alla cosca Giampá a diventare collaboratore di giustizia, è stato sentito in video conferenza da un sito riservato, nell’ambito del processo Andromeda. Il collaboratore ha risposto alle domande del Pm Elio Romano raccontando i meccanismi dietro l'organizzazione criminale della cosca Giampà e i rapporti con gli Iannazzo che avevano come antagonisti i “Cerra-Torcasio-Gualtieri”. Dal 2003 ha iniziato a far parte della cosca fino a poi diventare nel 2011 il primo collaboratore di giustizia, sviscerando nel dettaglio i particolari delle attività illecite svolte. Torcasio, nell’aula Garofalo del tribunale lametino, racconta, in particolare, delle attività svolte nella cosca Giampà. Estorsioni e omicidi quelle delle quali si occupava principalmente mentre non si occupava dello spaccio. “Il mio punto di riferimento era Vincenzo Bonaddio”, racconta poi anche della rottura nella commissione fino alla formazione di quella che chiama “nuova commissione” dopo la lettera di lamentele inviata a Giuseppe Giampà dai detenuti per la gestione della bacinella. A questo punto, dice, “Vincenzo Bonaddio e Pasquale Giampà ne furono esclusi e da quel momento io detenevo tutto”. È in questo contesto che, riferisce il collaboratore, come rappresentante dei Giampà “collaboravo con Vincenzo Iannazzo”.
In particolare, si sofferma su una richiesta avvenuta da una terza persona da parte di Franco Perri: “20mila euro per gambizzare Marcello Perri”. All’inizio rivela il collaboratore “avevo paura che fosse una trappola”. Poi parlando con i vertici della cosca iniziarono a pianificare la gambizzazione e a fare sopralluoghi. L’atto non arrivò però mai a compimento. Questo perché, racconta il collaboratore di giustizia in aula, poi sono stati fatti altri omicidi e ci sono stati gli arresti. “Per noi era più facile se ci dicevano che dovevamo ucciderlo” dice il collaboratore Angelo Torcasio spiegando le difficoltà di organizzare l’agguato dove, precisa “dovevamo spararlo ma non ucciderlo”. Torcasio spiega che bisognava trovare il luogo e il momento adatto. “Non ho mai parlato di persona con Franco Perri” afferma ancora il collaboratore che parla anche del ritrovamento della bara del padre e del verdetto di pace. Il processo è stato poi rinviato al 12 marzo per il controesame del collaboratore da parte degli avvocati.
R.V.
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