
Lamezia Terme – Si è conclusa con una sentenza a non doversi procedere per intervenuta prescrizione, la vicenda giudiziaria che riguardava la costruzione della casa di riposo di Nocera Terinese e che vedeva imputati Luigi Ferlaino, ai tempi sindaco del comune del lametino, e Felicia Amatruda, segretario comunale all’epoca dei fatti.
I due avevano, infatti, scelto il rito abbreviato, al contrario degli altri cinque imputati Eugenio Caira (direttore dei lavori), Gerardo Luciano Esposito (addetto all’ufficio tecnico del Comune), Giuseppe Manfredi (all’epoca dei fatti presidente del consiglio comunale di Nocera), Antonio De Vito (gestore di fatto dell’impresa ADE costruzioni) e Maria Ilaria Pallaria, per i quali il processo si sta svolgendo con rito ordinario sempre al Tribunale di Lamezia.
Un processo che dura da diversi anni: stamane, per Ferlaino e Amatruda, il Gip del Tribunale di Catanzaro, Giovanna Gioia, ha emesso nei loro confronti la sentenza con la quale ha deciso di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, escludendo l’aggravante mafiosa. La prescrizione è stata dichiarata, quindi, per il reato di omissione di atti d’ufficio.
I fatti per cui sono stati chiamati a processo i sette imputati, risalgono al 2008 quando nell’ambito di indagini della Dda di Catanzaro e del Nucleo investigativo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, su Pasquale Giampà e Antonio De Vito, avevano scoperto un giro di affari che avrebbe permesso ad alcune imprese intestate a prestanomi fittizi, di aggiudicarsi l’appalto lavori di costruzione della casa di riposo di Nocera Terinese. Nel corso dei lavori sia De Vito che Pasquale Giampà furono arrestati nell’operazione “Progresso” e secondo quanto contestavano la Dda e la Guardia di Finanza, l’ex sindaco di Nocera, Ferlaino e il segretario comunale, avrebbero dovuto avvertire le autorità competenti tenendo conto della posizione di De Vito arrestato proprio in quel periodo con l’accusa di essere un affiliato della cosca Giampà di Lamezia Terme. Per questo motivo fu contestata l’omissione d’atti d’ufficio aggravata con l’accusa di favoreggiamento della cosca di ‘ndrangheta lametina. Un aggravante che oggi il giudice del Tribunale di Catanzaro ha ritenuto insussistente da escluderla. Si attendono, quindi, le motivazioni della sentenza.
La struttura, intanto, rimane sotto sequestro, perché ritenuta pericolosa, in quanto costruita in maniera difforme rispetto al progetto e con materiali diversi rispetto a quelli stabiliti.
I fatti risalgono al marzo del 2008 quando gli uomini del Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, all’epoca dei fatti al Comando del Col. Elia Pallaria, apposero i sigilli al fabbricato in corso di costruzione, sito nel comune di Nocera Terinese, destinato a casa di cura per anziani.
Il decreto di sequestro fu emesso allora in via d’urgenza dal pubblico ministero titolare delle indagini, il dottor Dominjianni e, proprio per quel provvedimento, fu sequestrato il fabbricato in costruzione perchè gli uomini del Nucleo Mobile della Guardia di Finanza, al comando del Brigadiere Vito Margiotta, attraverso specifiche indagini, avrebbero riscontrato l’infiltrazione mafiosa nell’appalto, e che i lavori sarebbero stati effettuati in maniera difforme rispetto ai progetti esecutivi dell’opera, tanto da mettere a repentaglio la sicurezza e la staticità del fabbricato stesso. In sostanza, secondo l’accusa, il sistema utilizzato dall’impresa sarebbe stato, per lucrare, quello di effettuare opere diverse e di minor costo utilizzando materiali scadenti rispetto a quanto previsto nel progetto esecutivo.
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