
Lamezia Terme - Il collaboratore di giustizia Battista Cosentino, presente in video conferenza, è stato ascoltato nell’aula Garofalo del tribunale lametino nell’ambito del processo Chimera. “No, non l’ho mai frequentato” così il collaboratore ha risposto alla domanda del Pm Elio Romano davanti al Presidente Carè e, a latere, i giudici Aragona e Martire, in merito alla sua conoscenza con gli imputati in questo processo che hanno scelto il rito ordinario: Cesare Gualtieri, Peppino Festante, Lucia Vaccaro, Massimo Crapella e Giancarlo Puzzo. Nell’udienza odierna, inoltre, dovevano essere ascoltati come teste, Cantafio che però ha giustificato la propria assenza così come il collaboratore Angelo Torcasio assente per motivi di salute. I due testimoni saranno così ascoltati nella prossima udienza fissata per il 7 febbraio.
Battista Cosentino, 53 anni, ripercorre i suoi anni all’interno della cosca Giampà e riferisce di farne parte pressoché dal 2000 ma che aveva rapporti di conoscenza con alcuni esponenti già da prima. Cesare Gualtieri? “Si sapeva chi era anche se non lo conoscevo direttamente” risponde il collaboratore al Pm e, aggiunge, “non era stupido, era uno valido che poteva fare qualsiasi cosa”. Questo, “si diceva ma io non ci ho mai avuto a che fare” precisa Cosentino. Per il collaboratore anche Massimo Crapella era “un ragazzo valido”. Di Peppino Festante, invece, sapeva che “aveva a che fare con la droga” ma dice di non conoscerlo direttamente così come dichiara di non conoscere Lucia Vaccaro. Durante il controesame il collaboratore parla dell’amicizia tra i Giampà e i Torcasio, questo prima della guerra che ha visto contrapposte le due cosche operanti nel territorio di Lamezia. All’avvocato Veneziano il collaboratore Cosentino riferisce di essere stato “un lupo solitario. Mi appoggiavo a qualcuno quando dovevo fare qualcosa”. I figli del collaboratore di giustizia avevano un bar a Lamezia per il quale, dichiara in aula il collaboratore “i miei figli non pagavano la mazzetta, perché c’ero io…”.

Dopo la deposizione del collaboratore di giustizia Cesare Gualtieri in una dichiarazione spontanea ribadisce i suoi problemi di salute, incompatibili, per l’imputato, con la forma carceraria, ripetendo davanti al tribunale: “io non sono mafioso ma sono un lavoratore e sono innocente”.
R.V.
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