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Lamezia Terme - Due commercianti sono stati ascoltati nell’ambito del processo Chimera che si sta celebrando nell’aula Garofalo del tribunale di Lamezia davanti al Presidente Carè e, a latere, i giudici Aragona e Martire. Cesare Gualtieri, Peppino Festante, Lucia Vaccaro, Massimo Crapella e Giancarlo Puzzo sono gli imputati in questo procedimento che hanno scelto il rito ordinario. Nessuna domanda da parte della difesa, quindi, al collaboratore di giustizia Angelo Torcasio, che doveva procedere al controesame. Sul banco dei testimoni sono così saliti V. G. e B. D. S., commerciante nel campo dell’abbigliamento il primo e di moto l’altro.

“Abbiamo aperto nel 1989 e nel corso degli anni abbiamo subito più di dieci atti intimidatori ma senza ulteriori conseguenze: rapine, colpi di armi da fuoco alle vetrine, bottigliette incendiarie… atti sempre denunciati” racconta G. in qualità di testimone rispondendo alle domande del Pm Romano.

“Mettetevi apposto se no vi ammazziamo” questa la minaccia per via telefonica avuta in un’occasione dal commerciante che gestisce diversi negozi in città nel settore dell’abbigliamento. A ricordare questa particolare circostanza, il Pm Romano che legge un passo del verbale con le dichiarazioni del testimone rese all’epoca dei fatti. “Confermo” risponde in aula. Altro argomento esplorato dal Pm, gli sconti. “Nessuno mai mi ha minacciato” evidenzia da subito il commerciante “applichiamo una scontistica particolare essendo un piccolo centro gli sconti li faccio di mio, mai una minaccia da parte di nessuno”. In particolare, in riferimento all’imputato Gualtieri, il testimone evidenzia “è stata una mia scelta applicare sconti anche a Cesare Gualtieri, ci conosciamo da una vita giocavamo a calcio insieme nel quartiere”. Il Pm però gli contesta che nel verbale del 29 agosto 2013 dopo riconoscimento fotografico dell’imputato il commerciate ha riferito che Cesare Gualtieri “figura tra i miei clienti e in virtù della conoscenza che appartiene ad una famiglia criminale, gli faccio sconti particolari”. “Non ricordo di aver detto questa frase” ribadisce più volte in aula il teste che poi spiega al Tribunale di applicare questa scontistica particolare, 20-30% di sconto sui capi, per via di una “questione psicologica dal momento che ho subito intimidazioni da parte di ignoti”. Cesare Gualtieri si sarebbe recato tre o quattro volte presso i negozi in questione “la sua spesa non superava i 100, 150 euro”, questo quanto emerge a seguito di una domanda posta dall’avvocato Veneziano, difensore di Cesare Gualtieri, al testimone.

Altro teste, il commerciante B. D. S. che da oltre 30 anni ha una concessionaria in città insieme al fratello e un altro socio. Diversi gli atti intimidatori all’indirizzo del suo negozio come l’esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco alle serrande. In particolare il Pm si concentra su due episodi: l’incendio di una macchina avvenuto circa 20 anni fa quando, da come evidenzia il testimone, era lo zio il responsabile della concessionaria che è venuto a mancare nel 2000. Anche una sua auto in passato andò in fiamme. A seguito di questi episodi intimidatori “mio zio - dichiara il testimone - ci disse che se la vedeva lui che parlava con i Gualtieri”. “Noi poi - aggiunge - non sappiamo con chi e se ci è andato a parlare”. Sul posto il Pm Elio Romano legge un passo del verbale reso da D. S. “sono a conoscenza che in un momento di esasperazione zio si decise ad affrontare Emilio Gualtieri detto ‘u russu’ dicendo che i suoi figli avevano esagerato”. “Non ricordo di aver fatto nomi” dice oggi in aula ribadendo di sono ricordare quella dichiarazione fatta. “Mio zio ha fatto solo il cognome… Gualtieri” ribadisce. Contestazione, quindi, del Pm su quanto riferito oggi in aula e quanto dichiarato in passato alle forze dell’ordine. I Gualtieri li trattavamo con il “massimo dello sconto. È una procedura nostra che si fa nel campo commerciale per il ‘quieto vivere’”. Il testimone si riferisce al fatto che conoscendo il legame di alcuni soggetti con l’ambiente criminale non gli faceva pagare la manodopera. Il testimone conosce anche Massimo Crapella: “un ragazzo che veniva con loro in quanto era uno della loro compagnia”. Solo poche volte dice D. S. ricordare essere andato nella sua attività commerciale “io gli facevo capire che venivano trattati bene” evidenzia in aula. L’avvocato D’Agosto, difensore di Crapella, aiuta il teste a collocare temporalmente le volte che il suo assistito si sarebbe recato all’officina “tre-quattro volte - aggiunge - prima del 2001”. L’avvocato Veneziano chiede chiarimenti in merito alla presenza di Emilio Gualtieri nel negozio con lo zio “seduto alla scrivania” come ha riferito oggi in aula il testimone. “Parlavano del più e del meno, erano conoscenti” precisa. L’udienza è stata poi rimandata al 14 marzo con la testimonianza del collaboratore di giustizia Vincenzo Ventura e di un altro teste.

Ramona Villella

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