
Lamezia Terme - Doveva tenersi il controesame del collaboratore di giustizia, Angelo Torcasio, ma per questioni tecniche non è stato tradotto nel luogo riservato per la video conferenza. Il collaboratore dovrà quindi rispondere alle domande della difesa degli imputati del processo Chimera che si sta celebrando nell’aula Garofalo del tribunale di Lamezia davanti al Presidente Carè e, a latere, i giudici Aragona e Martire, nella prossima udienza. Cesare Gualtieri, Peppino Festante, Lucia Vaccaro, Massimo Crapella e Giancarlo Puzzo sono gli imputati in questo procedimento che hanno scelto il rito ordinario.
“Nonostante atti intimidatori abbiamo continuato a lavorare”
Due episodi intimidatori sul cantiere di un distributore di carburanti in contrada Lenza sono stati raccontati dai due testimoni in aula, operai della ditta. In particolare, in merito al collocamento di una bottiglia infiammabile sul cantiere, Emilio Esposito, in qualità di testimone, riferisce al Pm Romano di aver lavorato come carpentiere anche per la ditta che nel 2010 e 2011 stava costruendo un’area servizio a Lamezia. L’operaio non risiedendo a Lamezia viaggiava tutti i giorni per recarsi al cantiere. “Una mattina andando al cantiere abbiamo trovato una bottiglietta e abbiamo chiamato il principale, Giancarlo Puzzo” racconta il testimone che manifesta la sua paura scaturita da quel ritrovamento. “Ricordo però che c’era un po’ di tensione” racconta l’operaio ma che tra colleghi o con lo stesso titolare della ditta non abbiano aggiunto commenti a seguito di quell’episodio. “Abbiamo continuato a lavorare” ripete più volte nel corso del suo esame il testimone.
L’altro episodio intimidatorio si riferisce all’esplosione di alcuni colpi di pistola in aria. “Era, estate, ricordo che faceva caldo, quando due persone su uno scooter hanno sparato in aria dei colpi di pistola” racconta il testimone evidenziando che avevano il volto coperto anche se non ha avuto modo di vederli da vicino mentre loro stavano montando il solaio. In quella circostanza sul posto era presente anche il titolare della ditta con il quale, le persone sul motorino, prima di esplodere i colpi in aria hanno avuto un breve colloquio. Poco prima di allontanarsi le persone sulla moto hanno sparato in aria solo allora gli operai si sono girati per vedere cosa stesse accadendo.
“Con un po’ di paura, certo, ma abbiamo continuato a lavorare”, dichiara l’operaio in aula. Il testimone chiarisce l’episodio rispondendo anche alle domande della difesa, in particolare dell’avvocato Mariani difensore di Giancarlo Puzzo. L’operaio riferisce di non sapere se il titolare della ditta abbia presentato denuncia. L’operaio riferisce, su domanda dell’avvocato Mariani, che ha, inoltre, sentito dire il titolare di aver trovato accanto alla bottiglietta anche delle cartucce. In aula è stato ascoltato anche un altro testimone, sempre operaio della ditta, Gianni Parise, che ha lavorato al cantiere saltuariamente. Il Pm ha chiesto però l’acquisizione del verbale con le sommarie informazioni testimoniali.
Il Pubblico Ministero Elio Romano ha, infine, chiesto la deposizione agli atti dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’operazione Dioniso nei confronti di Cesare Gualtieri e Peppino Festante. Il Pm aggiunge, inoltre, che l’ordinanza è divenuta irrevocabile per rigetto ad opera del tribunale del Riesame. Il tribunale acquisisce i documenti e rinvia per il controesame di Angelo Torcasio all’udienza del 28 febbraio e al 14 marzo per l’esame di altri testimoni. L’udienza si chiude con una dichiarazione spontanea di Cesare Gualtieri: “sono qua solo per il cognome che porto”, “io ero e resto un lavoratore”, “sono nelle mani della giustizia e voglio un processo giusto” dichiara l’imputato.
R.V.
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