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Catanzaro – Udienza fiume alla Corte d’Appello di Catanzaro dove si sta celebrando il processo Perseo, a carico di 45 imputati arrestati il 26 luglio 2013 che hanno scelto il rito abbreviato.  Stamattina ha ripreso a parlare in videoconferenza Domenico Giampà, “buccacciello” che ieri ha manifestato la sua volontà di collaborare con la giustizia. Un colpo di scena arrivato proprio alle battute finali del processo. Ieri ha parlato dei suoi trascorsi nella cosca, in qualità di esponente e di alcuni omicidi nei quali è coinvolto, per alcuni di essi è stato già condannato. Oggi ha parlato di alcuni imputati, riferendo chi, come e perché li conoscesse e quale ruolo ricoprissero all’interno della cosca. Un altro tassello all’impianto accusatorio che va a consolidare quanto già presente nella corposa ordinanza chiamata in codice “Perseo”. Domenico Giampà ha risposto alle domande del Procuratore generale e ha parlato di alcuni imputati in particolare come Emiliano Fozza, sul quale ha aggiunto altri dettagli confermando quella che era l’ipotesi dell’accusa e cioè che Fozza fosse il “tuttofare” di Giuseppe Giampà. Stesso discorso per i Notarianni, che, per come raccontato da Giampà, avevano in mano la gestione della droga mentre per la questione truffe assicurative ha parlato di Mascaro della Zurich, del perito Rotundo e degli avvocati Giuseppe Lucchino e Tiziana D’Agosto. 

Il presidente ha fatto discutere nuovamente alcuni avvocati alla luce delle dichiarazioni di Domenico Giampà: l’avvocato Aldo Ferraro per la posizione di Claudio Paola che è stato chiamato in causa dal collaboratore per l’incendio alla ditta De Sarro&Torchia. Ferraro ha contestato quanto affermato da Giampà, sostenendo che il neo pentito fosse in carcere già dal 2009 e quindi che le sue conoscenze “fossero datate”. Hanno discusso ancora l’avvocato Lucio Canzoniere per Carmine Vincenzo Notarianni, l’avvocato Gregorio Viscomi per Gianluca Notarianni e l’avvocato Francesco Gambardella per Giovanni Cosentino. Giampà ha affermato che lo conosceva come guardia penitenziaria ma che non aveva mai intrattenuto rapporti con lui. Una dichiarazione che, secondo il difensore di Cosentino, va a cozzare con quanto dichiarato da Giampà e cioè che la guardia penitenziaria fosse addetto a portare messaggi fuori e dentro il carcere. 

E’ stata anche l’udienza delle discussioni dei difensori: hanno fatto la loro arringa conclusiva, chiedendo l’assoluzione (in alcuni casi la conferma della sentenza di primo grado), gli avvocati Andricciola, Canzoniere, Careri, Di Renzo, Larussa, Naccarato, Puteri, Rania, Sabatino, Staiano, Villella. Discussioni che continueranno nell’udienza di domani, quando si concluderanno. Tempi stretti anche perché il 26 luglio prossimo scatterebbe la decorrenza termini per alcuni imputati. Domani si saprà, quindi, anche quando sarà l’udienza successiva quando ci saranno eventuali repliche e la camera di consiglio per la sentenza.

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