
Catanzaro – E’ ancora la volta delle arringhe difensive degli avvocati nel processo d’appello Perseo che vede alla sbarra 21 imputati che erano stati tutti condannati nel dicembre 2015 quando si era concluso il processo con rito ordinario al Tribunale di Lamezia. Oggi hanno discusso l’avvocato Bitonte per la posizione di Antonio De Vito, l’avvocato Canzoniere per quella di Antonio Curcio, l’avvocato Larussa per Pino Scalise, e l’avvocato Spinelli per le posizioni di Vincenzo Perri e Antonio Notarianni. Tutti hanno chiesto l’assoluzione per i loro assistiti.
In particolare, l’avvocato Spinelli si è soffermato per quanto riguarda Perri, sulla “contraddittorietà e inattendibilità delle dichiarazioni del collaboratore Francesco Vasile” perché ritenute dal legale “senza riscontri individualizzanti”. Per la posizione di Antonio Notarianni, accusato di estorsione, il difensore ha evidenziato, nella sua arringa, come “le dichiarazioni di Cortese nei confronti del Notarianni non avessero contezza accusatoria e fossero prive di carica intimidatoria”. È stato fissato anche il calendario per la conclusione delle discussioni: si tornerà in aula il 6 e 20 aprile, poi la sentenza.
Per quanto riguarda le richieste di condanna, il Procuratore Generale Modestino aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado per 20 dei 21 imputati, mentre solo per uno di loro, Giovanni Scaramuzzino, in accoglimento dell’appello del Pubblico Ministero, aveva chiesto la condanna a 12 anni di reclusione (in primo grado la condanna era stata di 3 anni). Il processo, scaturisce dall’operazione omonima, scattata il 26 luglio 2013, quando è stata colpita la cosca Giampà di Lamezia Terme condotta dalla Dda di Catanzaro ed eseguita da polizia, carabinieri e guardia di finanza.
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