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Catanzaro – Rimarrà in libertà Fedele Filadelfio, coinvolto nell’operazione “Medusa” nel giugno 2012. A deciderlo la Corte di Appello di Catanzaro, sezione Misure di Prevenzione, che ha rigettato l’appello proposto dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – di Catanzaro, contro il decreto del Tribunale di Catanzaro del 21 gennaio del 2015. Era stato chiesto che Fedele Filadelfio, fosse sottoposto alla misura della sorveglianza speciale e al sequestro e confisca dei beni. Per quanto riguarda l’applicazione della misura della sorveglianza speciale era stata richiesta in primo grado e ribadita in appello sulla base della sua imputazione nel procedimento “Medusa”, “tutt’ora pendente” - specificano i suoi legali – a seguito delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia nell’ambito dei procedimenti “Perseo” e “Medusa”;  e per i suoi precedenti di polizia. I suoi avvocati, Francesco Pagliuso e Giuseppe Zofrea, hanno illustrato “l’incensuratezza – scrivono - del proprio assistito nonché l’inesistenza di una dedotta pericolosità sociale del preposto fondata sull’unico presupposto della pendenza del procedimento penale anzimenzionato”.

Il Collegio della Corte di Appello di Catanzaro, ha così motivato la sua decisione: “…i precedenti di polizia valorizzati dall’appellante, oltre a risultare datati e privi di valenza dimostrativa in ordine alla pericolosità qualificata del preposto, hanno avuto tutti un esito assolutorio… infine, del tutto condivisibili risultano le conclusioni conseguite dal primo giudice in punto di adeguatezza della capacità reddituale del preposto e della moglie rispetto agli incrementi patrimoniali accertati dalla G.d.F., atteso che tutte le entrate lecite documentate dalla difesa e sottratte all’imposizione fiscale, vanno ad integrare la concreta disponibilità finanziaria dei coniugi Fedele con conseguente pieno equilibrio tra fonti ed impieghi…”.

 

 

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