
Catanzaro – Ha chiesto un confronto tra i collaboratori Francesco Vasile e Angelo Torcasio, il legale di Antonio Voci, l’avvocato Cianferoni, nel corso del processo d’appello che lo vede come unico imputato per l’omicidio di Francesco Torcasio, ucciso il 7 luglio 2011 in via Misiani. L’avvocato, unico difensore di Voci (l’avvocato Leopoldo Marchese ha rinunciato alla difesa dopo la nomina d’ufficio di Cianferoni), avrebbe chiesto il confronto tra i due perché potrebbero emergere nuovi elementi sulla posizione dell’imputato, accusato di aver fatto da “specchietto” nell’omicidio, inviando un messaggio al killer di Francesco Torcasio, scrivendo "107 blu", cioè la macchina con la quale la vittima sarebbe arrivata sul luogo prescelto per l’agguato. Le versioni dei due collaboratori sarebbero discordanti e per questo il legale vorrebbe metterli a confronto: Torcasio ha affermato, anche in aula nel processo di primo grado, che a mandare il messaggio, secondo quanto gli fu raccontato proprio da Vasile fu Umberto Egidio Muraca, non nominando mai, invece, Antonio Voci. Vasile, invece, raccontò che a mandare il messaggio dalla scheda pirata, sarebbe stato Antonio Voci e che a raccontargli i particolari fu proprio il boss Giuseppe Giampà. Su questa discordanza si fonderanno le domande del legale se la Corte deciderà di accogliere la richiesta. La riserva si scioglierà il prossimo 13 gennaio.
Nella prima fase processuale Antonio Voci era stato condannato dalla Corte D’assise di Catanzaro a 28 anni di reclusione per questa specifica accusa. L’omicidio di Francesco Torcasio fu spiegato dall’allora boss, ora collaboratore di giustizia Giuseppe Giampà, come una vendetta nei confronti del ragazzo che aveva minacciato di ucciderlo per vendicare il padre Vincenzo, che proprio Giampà aveva fatto uccidere un mese prima durante una partita di calcetto, perché interferiva nelle zone d'influenza della cosca di cui era a capo.
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