
Catanzaro - Il Giudice per l’udienza preliminare di Catanzaro, Claudio Paris, ha emesso una sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Vincenzo Caserta perché il fatto non sussiste. Sotto la lente di ingrandimento della Procura di Catanzaro era finita la nomina di Caserta a Dirigente del Settore “Politiche sociali, Politiche della famiglia, Servizio civile, Volontariato, Terzo settore della Regione Calabria”, avvenuta nel 2014. Le indagini erano partite dalla denuncia di una concorrente, ad avviso della quale il Caserta sarebbe stato nominato illegittimamente al suo posto. Tesi sposata dagli inquirenti che, nel 2014, avevano chiuso le indagini ipotizzando nei confronti dell’indagato plurime ipotesi di reato (alcune anche in concorso con il Dirigente Generale di allora, Bruno Calvetta).
Secondo il Pm, Caserta avrebbe conseguito l’incarico di Dirigente di Settore dichiarando falsamente, nella domanda di partecipazione, di possedere i requisiti di “anzianità dirigenziale” previsti dal relativo bando. In particolare, l’indagato avrebbe “attestato falsamente” nella dichiarazione resa al dipartimento “Organizzazione e personale” di essere in possesso dei richiesti requisiti di partecipazione e segnatamente di “aver svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali”. In tal modo, si sarebbe procurato un ingiusto vantaggio, professionale e patrimoniale, a scapito dell’altra aspirante allo stesso ruolo. A seguito dell’esercizio dell’azione penale, la difesa del Caserta, rappresentata dagli avvocati Giancarlo Pittelli, Crescenzio Santuori e Francesco Iacopino, ha contestato punto per punto la ricostruzione dei fatti e degli atti operata dall’accusa. La tesi difensiva ha convinto il Giudice per l’Udienza preliminare, che ha emanato verdetto liberatorio per Vincenzo Caserta.
Soddisfazione è stata espressa dai legali al termine dell’odierna Udienza. “Il dott. Vincenzo Caserta – hanno dichiarato i difensori – ha sempre sostenuto, anche pubblicamente, di aver ricevuto l’incarico Dirigenziale nel pieno rispetto delle regole e di avere sempre agito nel rigoroso perimetro della legalità. Oggi, dopo quattro anni di sofferenze morali, finalmente la verità storica si incontra con la verità processuale. Il nostro assistito riceve, in tal modo, il giusto riconoscimento che merita: l’attestazione della correttezza formale e sostanziale del proprio operato. Siamo molto contenti per lui”.
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