
Catanzaro - Al via oggi l’appello del processo Perseo, dopo la sentenza dell’8 giugno scorso pronunciata dal Gup di Catanzaro, Giuseppe Perri, che ha portato a 20 condanne, di cui tre all’ergastolo, 25 assoluzioni e 2 non luogo a procedere, nei confronti delle 47 persone coinvolte nell’omonima operazione contro la 'ndrangheta di Lamezia Terme e giudicate con rito abbreviato. Una sentenza alla quale si è appellata la Procura di Catanzaro, che ha presentato appello contro tutte le 25 assoluzioni, molte delle quali avevano destato scalpore.
Nell’udienza di stamane alla Corte di Appello di Catanzaro, davanti al presidente Petrini, il Procuratore Generale ha insistito nel chiedere l’ammissione di nuove prove. Si tratta di alcune dichiarazioni dei fratelli Catroppa, collaboratori di giustizia, e le recentissime dichiarazioni di Pasquale Giampà, “Millelire”. La notizia della sua collaborazione risale a poco meno di una settimana fa ed è sicuramente fondamentale per dipanare alcuni dei delitti irrisolti che hanno colpito Lamezia e anche per chiarire ulteriormente altri particolari. Pasquale Giampà, infatti, cugino di Francesco Giampà, “il professore”, aveva un ruolo di primo piano all’interno della cosca e faceva parte della cosiddetta “Commissione”.
Alla richiesta del Procuratore generale, si sono opposti gli avvocati difensori che hanno “dichiarato inammissibili le richieste per genericità”. Sulla richiesta avanzata dal Pg, la Corte di pronuncerà il 3 maggio, data della prossima udienza.
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