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Lamezia Terme - Nell’udienza odierna del Processo Perseo i parenti più stretti di Antonio Curcio e Fausto Gullo, imputati in questo procedimento, sono chiamati a testimoniare a discarico degli imputati nell’aula Garofalo del tribunale di Lamezia. Sulla posizione di Antonio Curcio detto `Ntoni du pani’, difeso dai legali Francesco Pagliuso e Salvatore Cerra, viene ascoltata la moglie, Debora Barbara De Biase. Nel corso dell'udienza si è parlato del legame di parentela con il collaboratore di giustizia Angelo Torcasio in quanto cognato del fratello di Antonio, Domenico Curcio, anche lui imputato in questo procedimento.

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De Biase (moglie di Antonio Curcio): "Angelo Torcasio, un criminale furbo"

Il legale Pagliuso chiede chiarimenti in merito alle richieste estorsive. “Angelo chiedeva dei prestiti di 10mila euro, prestiti mai più restituiti” afferma la testimone che gestiva un panificio insieme al marito. “Abbiamo dovuto anche noi, io e mia suocera, fare un prestito - spiega - per accontentarlo”. Richieste avute anche dopo che Torcasio aveva deciso di collaborare: “ha fatto pervenire l’ennesima richiesta di denaro per tramite del fratello di mio marito, ci ha detto che aveva bisogno di aiuto, era il periodo natalizio dell’anno 2011 perché avevamo già fatto l’albero ed il presepe”. Da qui si deduce che la richiesta era pervenuta dopo la decisone di Torcasio di collaborare con la giustizia. “Mio marito gli ha detto di no - afferma. Eravamo e siamo stanchi, noi lavoriamo di notte, abbiamo tre figli. Perché? per accontentare ad Angelo Torcasio?”. “Lui chiedeva le estorsioni molto delicatamente - descrive così, Debora De Biase, il metodo che Torcasio adottava per chiedere i ‘prestiti’ - non si poneva mai in malo modo”. L’avvocato Cerra chiede chiarimenti sul lavoro al panificio gestito dal marito e quello del fratello: “noi gestiamo il laboratorio, il punto vendita è un’altra cosa. Quello precedentemente era di mia suocera poi intestato a mio cognato. Noi non facevamo nulla lì”. Il Pm Elio Romano, chiede di spiegare meglio cosa intendesse dire con l’affermazione resa poco prima: “anche le pietre sanno chi era Angelo Torcasio”. “E’ un criminale furbo - spiega la donna - ben organizzato, inserito in un contesto di criminalità organizzato, affiliato alla cosca Giampà, questo lo sapevo anche all’epoca… . Chiedeva i ‘prestiti’ a titolo personale: 10mila euro perché si doveva sposare; la seconda volta non sappiamo; la terza voleva aiutato perché non ce la faceva. Non si poneva mai male, ho avuto parecchi scontri con lui, però mio marito diceva: che dobbiamo fare, lo sappiamo chi è!”. “In merito all’ultima richiesta, tramite Domenico Curcio che ci disse: ‘so che ha bisogno di aiuto e vuole aiutato’, ma noi ci siamo rifiutati”. “Perché non lo avete mai denunciato alle forze dell’ordine?” chiede il Pm, “noi ci siamo solo rifiutati”. Sul banco dei testimoni anche il fratello di Antonio, Domenico Curcio, che però si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Galdino (madre di Fausto Gullo): "da generazioni facciamo fuochi d'artificio"

In merito alla posizione dell’imputato Fausto Gullo, viene ascoltata invece la madre, Carmelina Galdino, chiamata a rispondere alle domande del legale del figlio Ortenzio Mendicino. “Da generazioni - spiega la madre di Gullo - la nostra famiglia si occupa di fuochi d’artificio a San Pietro a Maida e facciamo i contratti con i comitati feste da paese in paese. Li fabbricavamo anche noi, io mio marito”. La signora dimostra di conoscere bene questo campo: “è dal ’70 che faccio fuochi, ho il patentino dall’86 e, poi, la tradizione è stata tramandata ai figli”. “Partecipavo anche nell’attività di esplosione - dichiara la signora - io ero sempre la prima ad andare. Poi, arrivata l’era dei computer, i clienti li riceveva mio figlio, che abitava al primo piano nello stesso edificio, così potevano vedere i fuochi sul pc. Mio figlio aveva anche la passione per la caccia e aveva dei fucili in un armadietto ben in vista nel salotto dove riceveva i clienti, c’era anche un tavolino col computer”. “Andava a caccia con amici - racconta - tra loro anche un finanziere, facevano anche delle battute di cinghiali. Con il nostro lavoro siamo sempre a contatto con le forze dell’ordine”. La signora, inoltre, spiega con precisione le fasi, dalla costruzione all’esplosione, dei fuochi d’artificio. La madre di Gullo cade, a tratti, in contraddizione ricostruendo un episodio che ha portato poi al sequestro di alcuni fuochi d’artificio tramite le domande del presidente Fontanazza e del Pm Romano. Si trattava, in particolare, di tre fuochi incompleti, trasportati su un camion per andare ad una festa di paese. La signora spiega che si ha la possibilità di completarli sul posto, in questa particolare circostanza “non li abbiamo usati perché c’era un temporale e ce li siamo riportati indietro tutti, siccome erano le 2 di notte, non li ho riportati in fabbrica, come previsto dalle norme, ma nel magazzino anche perché la mattina alle 5 dovevo ripartire”.

Calvieri (moglie di Fausto Gullo): "anch'io lavoro nel campo dei fuochi d'artificio"

In aula anche la moglie di Fausto Gullo, Concetta Calvieri, anche lei lavora nel campo dei fuochi d’artificio e risiede, come lei stessa dice, a San Pietro a Maida al primo piano di una palazzina a tre piani dove al secondo c’è la suocera e al terzo il cognato. La signora Gullo racconta quando nel 2012 la guardia di finanza è andata a casa sua per un controllo nella fabbrica, nell’operazione hanno sequestrato alcuni fuochi. E’ stata lei ad accogliere i finanzieri dal momento che il marito e la suocera non c’erano. “Si trattava sia di fuochi artigianali che confezionati” spiega.

Balistica ed esplosivi, la spiegazione di Sandro Lopez

Conclude l’udienza un esperto di balistica ed esplosivi, Sandro Lopez, che si occupa appunto di fare perizie balistiche ed esplosivistiche in Calabria. In questo caso descrive la pericolosità che possono avere i vari esplosivi ed il danno che possono provocare. Spiega dettagliatamente le componenti dei fuochi, in particolare, quelli prodotti dall'imputato descrivendone le caratteristiche e gli effetti. Il pm Romano, infine, chiede di riascoltare nel corso delle prossime udienze, i fratelli Catroppa, Luciano Arzente, ed anche Giuseppe Giampà e Saverio Cappello sulle posizioni di alcuni imputati di questo procedimento.

R.V.

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