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Lamezia Terme - Si ritorna nell'aula Garofalo del tribunale lametino nell'ambito del processo Perseo. Prima di passare all’ascolto dei testimoni, Cortese e Pallaria, viene ascoltato il perito in quanto, il tribunale nell’udienza del 13 marzo aveva disposto per Rosanna Notarianni una perizia per verificarne la capacità a testimoniare. A seguito dei test effettuati il perito incaricato ha affermato che non sussiste nessun tipo di condizione che possano alterare la sua capacità di testimoniare. Pertanto il tribunale ha riconvocato Rosanna Notarianni, testimone di giustizia per concludere con il controesame degli avvocati della difesa.

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Giovanni Carlo Cortese è chiamato a rispondere alle domande del pm Elio Romano. Cortese, che si occupa del commercio di articoli sportivi, racconta di aver subito nel corso degli anni diversi atti intimidatori, dal posizionamento di fiammiferi inseriti nella serratura del negozio, bottiglie incendiarie, intimidazioni personali, atti vandalici, tutti atti denunciati alle forze dell’ordine. Cortese racconta che Umberto Egidio Muraca gli fece da tramite affinché non gli facessero più atti intimidatori, “una volta il padre era venuto nel negozio e mi ha visto preoccupato, poi è venuto il figlio e mi disse di non preoccuparmi che avrebbe risolto il problema facendo lui da tramite.

Poi mi disse che aveva sistemato la faccenda, ma dovevo fare uno sconto dal 30 al 50 percento a chi si presentava con lui o a nome suo”.Tra le persone che Muraca gli disse di “trattarli bene” c’erano: Claudio Paola, Alessandro Torcasio, i fratelli Catroppa, L.P., anche per i fratelli Giampà, Davide in particolare andò nel suo negozio solo una volta ad acquistare un paio di scarpe con già uno sconto applicato, “poi gli ho arrotondato qualcosina” afferma Cortese. Anche Molinaro Maurizio e Cosentino Battista si avvantaggiarono di sconti molto più rilevanti. Il Pm chiede se conosce i fratelli Notarianni. “Si, sono venuti nel mio negozio ma non ho concesso nessuno sconto particolare”. Parla di Antonio Notarianni come un vicino di casa, un amico.

Poi racconta di un particolare episodio che gli è capitato a dicembre 2014: “mentre andavo a casa sono stato fermato da una macchina con una paletta con la scritta 'Ministero dell'interno', pensavo fossero le forze dell’ordine, gli ho consegnato i documenti ma non li hanno nemmeno guardati poi mi hanno fatto aprire il cofano, ma gli ho spiegato che la macchina non era mia, ma di mio cognato. Mi hanno detto: ‘la prossima volta che vai a testimoniare conferma quello che hai detto’, hanno preso una bustina di polvere bianca e mi hanno detto: per questa volta facciamo finta di niente’. Successivamente, sono stato anche aggredito fisicamente da parte di due soggetti ignoti nel marzo 2015”. Cortese parla anche di un esposto che ha presentato dove chiarisce alcune sue dichiarazioni in merito alle posizioni di 4 imputati.

L’avvocato Ferraro chiede alcuni chiarimenti in merito alla vendita straordinaria. Cortese, infatti, ha affermato che nel negozio tra il 2011 e 2012 fece un periodo di svendita con sconti dal 30 al 50% ma, ai soggetti che portò Muraca “gli praticavo lo stesso sconto e su alcuni capi ho dovuto arrotondare qualcosina” spiega. L’avvocato Andricciola chiede chiarimenti sul particolare episodio che Cortese ha raccontato di aver subito. “Alla fine ho reagito con una brutta frase, mi hanno restituito i documenti e sono andati via” sottolineando che gli dissero di confermare quanto già dichiarato. Il suo negozio all’epoca dei fatti era su via Adda. Cortese afferma che fuori dal negozio c’erano cartelloni che indicavano la scontistica, cartelloni che teneva affissi a volte anche per lungo tempo.

In particolare, in merito allo sconto praticato a Davide Giampà, “lui non mi ha detto niente, gli ho chiesto io se era il fratello di Saverio dato che si somigliavano”.  “Le scarpe venivano 250 euro, con lo sconto arrivavano a 206 e, per tenere buono Muraca, gli feci 200 euro” in breve questa la vicenda attorno allo sconto praticato a Giampà riassunta dal Presidente. L’ avvocato Cerra chiede, invece, di indicare con precisione il luogo dove sono avvenuti i due episodi: della macchina che l’ha fermato e dell’aggressione. Infine, Cortese, chiarisce che l’aggressione l’ha subita dopo che ha presentato l’esposto contenente alcuni chiarimenti in merito a quanto già dichiarato.

In aula anche Maria Ilaria Pallaria, che risulta indagata in un procedimento connesso, dopo un momento di consultazione con il suo legale decide di sottoporti all’esame sulla posizione di Antonio De Vito, all’epoca dei fatti infatti lei era compagna di De Vito. La Pallaria si limita a chiarire la sua posizione come amministratrice di due ditte nel settore dell’edilizia fino al 2007, quando De Vito fu arrestato. Il Pm chiede se conosce Pasquale Giampà, la Pallaria afferma che lo conosce in quando l’ha visto alcune volte con De Vito. Fu durante il periodo di convivenza con De Vito, nella casa dei suoi genitori, che nel suo garage venne chiusa una moto di colore scuro che in un primo momento De Vito le disse che l’aveva acquistata per il periodo estivo. In realtà la moto era di Battista Cosentino.

R.V.

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