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Lamezia Terme – E’ tornato a parlare Giuseppe Giampà, ex boss dell’omonima cosca ora collaboratore di giustizia, e lo ha fatto, collegato in videoconferenza, nell’udienza che si è tenuta stamane davanti alla Corte di Assise di Catanzaro nel processo a carico di Vincenzo Arcieri, Antonio Voci, Giancarlo Chirumbolo e Franco Trovato. Il processo è uno dei filoni della cosiddetta operazione Perseo e riguarda, in particolare, sette omicidi compiuti a Lamezia tra il 2005 e il 2010, per i quali sono chiamati a giudizio i quattro imputati.

Vari problemi tecnici hanno provocato ritardi nella prosecuzione dell’udienza e i rallentamenti hanno permesso di poter ascoltare Giuseppe Giampà solo su uno degli omicidi, quello di Pietro Pulice, di cui è imputato Vincenzo Arcieri.

Davanti alla Corte d’Assise, presieduta dal giudice Giuseppe Neri e, a latere, dal giudice Tiziana Macrì e dai sei giudici popolari, l’ex boss ha risposto alle domande del pubblico ministero Elio Romano, parlando del suo ruolo e ricostruendo l’organigramma della cosca e la sua evoluzione, e raccontando i particolare dell’omicidio Pulice. Giampà ha confermato essenzialmente quanto affermato in fase d’indagine e ha spiegato come la decisione di uccidere fu presa dalla commissione, formata da lui, lo zio Vincenzo Bonaddio, Pasquale Giampà, Rosario Cappello e Aldo Notarianni. A motivare la decisione il fatto che Pulice era accusato di “mettere zizzania nella cosca, soprattutto tra i Cappello e i Giampà”, poi per le questioni che riguardavano lo spaccio di stupefacenti e che legavano Pulice a Vincenzo Bonaddio. Un racconto che Giampà aveva già fatto durante la sua deposizione in fase dibattimentale al Tribunale di Lamezia. L’ex boss ha confermato, oggi in aula, che ad eseguire materialmente l’omicidio fu Vincenzo Arcieri, al quale “fu imposto di portare Pulice nei pressi della stalla dei Cappello”.

L’udienza è stata poi rinviata al 17 febbraio quando il pubblico ministero continuerà l’esame del collaboratore di giustizia, soffermandosi sugli altri omicidi. La prossima udienza vedrà anche i difensori degli imputati, gli avvocati Ferraro, Galeota, Marchese, Pagliuso, Staiano e Torchia, cominciare il controesame dell’ex boss della cosca.

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