
Lamezia Terme - Quinta udienza per il processo “Perseo” al Tribunale di Lamezia Terme per 21 degli arrestati nell’operazione che, nel luglio dello scorso anno, coinvolse ben 75 persone tra arrestati e indagati. Tre i testimoni che oggi hanno dovuto deporre davanti ai giudici della sezione penale del tribunale in composizione collegiale, presieduto dal presidente Carlo Fontanazza e a latere dal dottor Aragona e dalla dottoressa Monetti: il capo dello Sco della Questura di Catanzaro, Ruperti e altri due componenti della Mobile, Esposito e Genovese.
Il dirigente Ruperti, rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Elio Romano, ha spiegato come si siano sviluppate le indagini sulla cosca Giampà, partendo dalle intercettazioni ambientali a tre imprenditori lametini nelle quali si evincevano le pressioni estorsive che erano costretti a subire. Da quelle intercettazioni e dopo averli ascoltati personalmente, ne scaturì l’operazione Dejavù, che diede il là per un’altra serie di operazioni ma che soprattutto determinò la prima collaborazione di un esponente della cosca Giampà: Angelo Torcasio. Dopo di lui, come spiegato anche nella scorsa udienza dal suo vice Paduano, cominciarono a collaborare anche altri affiliati e su tutti il “padrino” Giuseppe Giampà che si pentì definendosi “personaggio di primo piano” della cosca. Le investigazioni compiute dalla Squadra Mobile con le intercettazioni, ha spiegato Ruperti, hanno poi permesso di comprovare le dichiarazioni rilasciate dai pentiti. Nel controesame il dirigente della Mobile, rispondendo ad una domanda di uno degli avvocati difensori che chiedeva se fosse possibile che alcuni esponenti fossero venuti a conoscenza delle propalazioni dei pentiti e quindi abbiamo potuto rimodulare le loro dichiarazioni, ha spiegato che in realtà sono stati quelli che hanno deciso di collaborare successivamente a dare particolari in più rispetto ai primi, che solo in un secondo momento hanno arricchito le loro dichiarazioni.
Ruperti ha poi parlato anche delle truffe assicurative, spiegate però in particolare dagli altri due testimoni, Esposito e Genovese, che si sono occupati nello specifico di questo filone d’indagine. Anche questa parte è stata sviscerata prima nelle intercettazioni e poi confermata dalle dichiarazioni dei collaboratori, in cui si faceva riferimento agli incidenti stradali, alle modalità, alla frequenza e a come si ottenevano i rimborsi. Gli agenti della Mobile hanno spiegato di aver cominciato un lavoro di riscontro dei dati: dagli accertamenti sugli incidenti hanno poi analizzato ed estrapolato tutti i dati, per passare poi all’identificazione delle persone coinvolte e ai riscontri con la motorizzazione. Una volta compiuti questi passaggi hanno provveduto all’acquisizione dei documenti direttamente alla sede centrale dell’Assicurazione Zurich, quella “utilizzata” per questo tipo di pratiche, che ha fornito loro i fascicoli inerenti gli incidenti. Entrambi i teste hanno spiegato di aver acquisito i conti correnti dei due avvocati coinvolti nelle indagini sui falsi incidenti, Giovanni Scaramuzzino e Giuseppe Lucchino, sui quali sarebbero avvenuti i versamenti dei rimborsi per i sinistri.
Hanno spiegato, inoltre, come fosse composta la macchina organizzativa per le truffe assicurative, con il coinvolgimento del medico Carlo Curcio Petronio, del perito assicurativo Renato Rotundo e del titolare dell’agenzia lametina della Zurich Francesco Mascaro, oltre che dai due titolari di carrozzerie, tra cui Franco Trovato. L’esame e il controesame si sono focalizzati sul capire come procedeva l’organizzazione delle truffe e quale ruolo avessero, e se l’avessero, i presunti componenti dell’organizzazione.
Le prossime udienze, probabilmente le ultime prima della pausa estiva, sono state fissate al 4 e 11 luglio, mentre il Pm Elio Romano domani depositerà la lista dei testimoni per la prossima udienza.
C.S.
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