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Lamezia Terme - L.P., altro giovane collaboratore di giustizia, è stato ascoltato oggi in aula nell’udienza del Processo Perseo davanti al Presidente Fontanazza e a latere Monetti e Aragona. “Chiedo di non essere ripreso dalle telecamere dei giornalisti” così apre il suo esame L.P. esponente della cosca Giampà chiamato a rispondere alle domande del Pm Elio Romano. Spaccio di marijuana, estorsioni, atti intimidatori, omicidi "ero uno dei killer della cosca" afferma P. “sono stato anche battezzato ‘ndranghetista insieme a Davide Giampà”.

Omicidi commissionati da Giampà per far capire che era cosca più potente di Lamezia

Per quanto riguarda le azioni omicidiarie P. riferisce “quando c’è stato l’omicidio di Chirumbolo Giuseppe ero a casa del ‘Cavallo’ e mi disse di nascondere delle armi e poi di riportarle la sera, poi seppi dell’omicidio di Giuseppe Chirumbolo”. Ha partecipato, inoltre, “all’omicidio di Gualtieri, altri omicidi ai quali poi non ho partecipato e altri che non si sono attuati. Vincenzo Torcasio come specchietto. Nel tentato omicidio Umberto Egidio Muraca ero uno degli esecutori”. Gli omicidi sono stati commissionati “da Giuseppe Giampà sempre al fine del controllo del territorio per far capire che la cosca era la più potente di Lamezia”. Poi P. parla dei problemi interni alla cosca e delle tante estorsioni effettate sul territorio lametino, in particolare quello alla Tamoil di Pandolfo dove il mandate fu Domenico Giampà.  Poi racconta di un episodio estorsivo avvenuto in una benzina in un paese del Reventino ma visto che i proprietari non poterono pagare il “pizzo” gli estorsori non si poterono dividere i proventi come stabilito precedentemente.

La ‘ndragheta non mi appartiene, sono ragazzo diverso

P. riferisce anche dell’agguato nei suoi confronti “c’erano persone con parrucche e armi in mano io sono riuscito a dileguarmi cambiando continuamente corsia con l’auto. Nella macchina c’era Francesco Torcasio, Nino Cerra e Francesco Paradiso. L.P. ha deciso di collaborare il 20 febbraio 2013 “la ‘ndrangheta è una realtà che a me non appartiene io sono un ragazzo diverso”.

Marijuana fruttava di più

Sullo spaccio di stupefacenti: “marijuana, hashish e cocaina, quest'ultima proveniva da Alessandro Torcasio e, a sua volta, da Giuseppe Giampà; la marijuana da un certo Mimmo della provincia di Vibo, partivamo dai 5-10-20 kg. Per la cocaina lo spaccio era minore puntavamo di più sulla marijuana. C’era un grande giro di spaccio – continua – l’obiettivo era venderla al prezzo più basso per avere il controllo solo noi. Giuseppe Giampà preferiva spacciare cocaina ma quando ha visto che la marijuana fruttava di più l’ha approvato”. Gli altri gruppi furono costretti a “mettersi a posto”.

Falsi sinistri, tutto organizzato dai periti ai medici

Sui falsi sinistri e sulle truffe assicurative P. riferisce che partecipò a diversi falsi incidenti. E che la carrozzeria di riferimento era quella dei Trovato. “L’avvocato Giuseppe Lucchino era il legale di riferimento, e anche l’avvocato Scaramuzzino, che chiamavano Chicco, ma non ho mai avuto rapporti diretti con lui”. P. conosce bene anche l’organizzazione dietro questi falsi reati “per sentito dire da Antonio Voci… l’avvocato era molto amico di Voci e anche di Giampà so che faceva anche queste cose qua”. “L’assicurazione di riferimento?", chiede il Pm “era la Zurigo”, risponde "era tutto organizzato dai periti ai medici”. "Ha mai conosciuto - chiede il pm - il medico Petronio? Si, ma si dice in giro che… voce che sanno tutti comunque in giro”. Ma P. viene interrotto dal tribunale, non si può parlare per sentito dire.

Con Cappello mai reati insieme

P. parla della sua conoscenza con la famiglia Cappello.  “Non avevamo grandi rapporti. La famiglia Cappello ha sempre avuto grandi amicizie con i Giampà, io avevo avuto rapporti con Saverio. Ma non abbiamo mai fatto reati insieme”.

Ricavato giostre sopra i 10.000 euro

Sulla figura di Antonio Voci “l’ho conosciuto il 2010 tramite Catroppa Pasquale, facevamo reati insieme spacciavamo insieme, tutto insieme facevamo… si prendeva le estorsioni delle giostre, gestiva tutto lui. Il ricavato delle giostre era sopra i 10mila euro. Anche io ho partecipato, prendevo i biglietti e li portavo a chi mi diceva Voci.  Facevamo sia estorsione che biglietti gratis per tutti i pezzi grossi. Sapevano che a gestire tutto era Voci ma dietro di lui Giuseppe Giampà”.  Parla anche del coinvolgimento di Voci “nell’omicidio di Nicola Gualtieri ha guidato la macchina e nell’altro di Francesco Torcasio, lo specchietto”.

Ranieri da eliminare perché stava sconfinando con estorsioni e spaccio

Per quanto riguarda il tentato omicidio di Ottorino Ranieri “persona di spicco dei Gualtieri, lo volevano uccidere perché stava sconfinando nelle estorsioni e nello spaccio, Giampà Giuseppe preferiva eliminare tutti per non avere pensieri”. “Voci ha anche una dote - afferma”.

Giancarlo Chirumbolo quando ha saputo che Giampà hanno ucciso fratello si è buttato con i Gualtieri

Il Pm chiede di riferire quello di cui a sua conoscenza di altre figure coinvolte nel Processo Perseo come Eric Voci, “si ho avuto rapporti con lui sullo spaccio di marijuana, ci frequentavamo perché ero amico con il padre”. Giuseppe Grutteria: “non lo conosco personalmente. So che ha partecipato ad alcuni atti intimidatori “negli interrogatori è stato effettuato anche un riconoscimento fotografico di Grutteria - afferma P.”.  Giancarlo Chirumbolo: “sapevo che era nella cosca in quanto fratello di Giuseppe e siamo stati arrestati insieme. Il fratello ‘bonanima’ è sempre stato un grosso spacciatore. Non vi ho avuto rapporti, semplice amicizia. Dopo l’uccisione quando ha scoperto che erano stati i Giampà stessi si è buttato con i Gualtieri”. Delle persone nominate dal Pm, in merito ad episodi illeciti, P. riferisce di conoscerne qualcuno ma di aver avuto rapporti con pochi. Si sofferma, infine, sulla figura di Davide Giampà. Il controesame di P. è fissato per la prossima udienza il 15 maggio.

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