
Lamezia Terme - Nuova udienza nell'ambito del processo Perseo. In aula, davanti al presidente Carlo Fontanazza e a latere, Monetti e Aragona, nuovamente il collaboratore di giustizia Saverio Cappello che ha continuato a rispondere sui singoli affiliati alla cosca. Ad inizio udienza, l’avvocato Piero Chiodo, che difende assieme all’avvocato Antonio Larussa, l’imputato Pino Scalise, ha chiesto che il suo assistito sia scarcerato o che gli sia ridotta la misura commutandola con la pena degli arresti domiciliari. Questo perché, in casi analoghi, per altri indagati con gli stessi capi d’imputazione a quello di Scalise, gli stessi già godono di pene meno restrittive. Tale istanza è stata così messa a verbale e dovrebbe arrivare a sentenza nei prossimi giorni. Successivamente è stato anche esposto il caso di un altro degli indagati, Andrea Crapella difeso dall’avvocato Luca Scaramuzzino che ha preso la parola spiegando come il suo assistito non potesse essere presente per via di una labirintite che non gli ha consentito di viaggiare su di mezzo obsoleto della polizia penitenziaria.
Il processo, sospeso lo scorso venerdì e rinviato per un guasto all’impianto audio che non consentiva la fonoregistrazione, riprende così dall’ascolto del collaboratore di giustizia Saverio Cappello. Un’inversione all’ordine cronologico sulle posizioni dei singoli imputati è stata poi avanzata dal legale di Giovanni Scaramuzzino, l’avvocato Francesco Siracusano. Tale istanza è stata accolta dal presidente Fontanazza così che il pm Elio Romano ha iniziato chiedendo al pentito Cappello in merito alla conoscenza dell’imputato Giovanni Scaramuzzino.
Saverio Cappello ha iniziato asserendo: “si, Scaramuzzino Giovanni, si l’avvocato Chicco, lo conosco dal 2005/2006. C’era una sorta di amicizia anche perché era presente nei locali e perché lo vedevo sempre con Franco Trovato e c’era questa amicizia. Sapevo – aggiunge – che l’avvocato era con i sinistri simulati. Con gli anni l'amicizia si è ristretta e, in qualche occasione, l'avvocato ci interpellava perchè riteneva Giuseppe Giampà personaggio, un elemento di spicco e lui, Giuseppe, mi riferiva che lo aveva convocato per un’ imbasciata, così diceva, e che ci voleva fare conoscere una persona”. A questo punto il collaboratore inizia a parlare dell’incontro allo studio dell’avvocato Giovanni Scaramuzzino avvenuto alla presenza di Cappello e di Giuseppe Giampà in vista delle elezioni del 2010, ma l’avvocato difensore di Giovanni Scaramuzzino, l’avvocato Francesco Siracusano, ha poi interrotto tale racconto sottolineando che in questo processo si parla solo di “associazione semplice alla commissione di truffe.
Il collaborante, signor giudice, sta riferendo su vicenda in cui esiste già un processo parallelo a Catanzaro per il quale, tra l’altro, c'è già un avviso conclusioni indagini”. L’avvocato chiede quindi l’esclusione delle dichiarazioni di Cappello per quanto riguarda l’ormai famoso incontro allo studio legale in cui avrebbe partecipato anche il senatore Aiello. Il collegio giudicante decide di ritirarsi e sospendere brevemente la seduta per poi tornare ed accogliere l’opposizione dell’avvocato Siracusano. Una decisione che non trova concorde il pm Romano che, sottolinea, come il racconto del collaboratore di giusitzia Saverio Cappello su Giovanni Scaramuzzino sia concatenato a quell’episodio che non fanno altro che far emergere il legame associativo. Tuttavia, le domande al collaboratore di giustizia, riprendono cercando di escludere, la parte relativa all’incontro durante la campagna elettorale.
Capello, al canto suo, ricorda, in merito alle truffe, come “non ho avuto modo direttamente di farne con lui perché io avevo come avvocato Lucchino, ma lui era comunque a disposizione. Lo vedevo all’A., il locale, insieme a Bevilacqua e gestiva il privé di questo locale e quando andavo da lui mi riforniva di bottiglie di prosecco e spumante senza pagare. Per me era sempre a completa disposizione”. Cappello ha poi menzionato i rapporti tra Giovanni Scaramuzzino e Franco Trovato “si aveva rapporti con Franco Trovato, erano in ottimi rapporti, gli lasciava spesso la Porsche. Avevano rapporti per sinistri e simulazioni. L’ho incontrato spesso alla carrozzeria di Trovato. Gli lasciava la macchina, non so se solo per dei graffi e quando lo vedevo lì si parlava del più e del meno”.
Cappello ricorda poi che in quanto a sinistri simulati “io personalmente ne simulavo pochissimi e me li ha sempre comunque curati l’ avvocato Lucchino. Ma Scaramuzzino, su insistenza, mi diceva per qualsiasi cosa a disposizione”. Il Pm Romano poi ha chiesto se Cappello fosse mai andato allo studio di Scaramuzzino e Cappello ha risposto: “si, mi sono recato in quella occasione di cui vi ho già riferito. Ora non ricordo se sono stato altre volte, più volte, ma non ricordo quante”. A detta di Cappello, oltre a lui e Giuseppe Giampà, frequentavano lo studio “tutti i componenti del clan, come Giuseppe Chirumbolo, Maurizio Molinaro, Emiliano Fozza, Enzo Giampà, i fratelli Trovato. Lui (l'avvocato, ndr) si metteva a disposizione”. Cappello avrebbe poi parlato nuovamente dell’incontro elettorale, o meglio, di un successivo incontro dopo le elezioni ma è stato nuovamente stoppato perché non attinente con il processo in corso a Lamezia.
La discussione è poi proseguita con le conoscenze del pentito degli altri imputati ed il loro grado di affiliazione alla cosca secondo quanto ricordato dallo stesso collaboratore . L’udienza si è poi conclusa senza procedere, già da oggi, al controesame da parte degli avvocati e la seduta è stata rinviata al 23 gennaio.
Vi.Ci.
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