
Lamezia Terme - Si avvicina il giorno della sentenza del Processo Perseo, fissata per il 16 dicembre, per i 21 imputati che hanno scelto il rito ordinario che si sta svolgendo nell’aula Garofalo del tribunale lametino davanti al presidente Fontanazza e, a latere, i giudici Aragona e Tallarico. La prima posizione ad essere discussa è quella di Vincenzo Arcieri (per lui il Pm ha chiesto 16 anni di reclusione), difeso dagli avvocati Vincenzo Galeota e Aldo Ferraro. L’avvocato Stefania Rania discute sulla posizione di Antonio Notarianni (per lui il Pm ha chiesto 9 anni e 6 mesi di reclusione) ed il legale Francesco Pagliuso su Eric Voci (per lui il Pm ha chiesto 7 anni di reclusione).
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La discussione degli avvocati Galeota e Ferraro: “Cappello, unica fonte d’accusa per Vincenzo Arcieri”
La figura di Vincenzo Arcieri è legata a quella del collaboratore di giustizia Rosario Cappello. Arcieri, infatti, è il cognato di Cappello. E’ proprio suo cognato ad accusarlo: “io e mio cognato Arcieri Vincenzo siamo andati dalla ditta Petronio di Decollatura che ha fatto una superstrada che da Decollatura arriva a Cosenza, a dirgli che ci dovevano dare il 2%”. Dichiarazione resa dal collaboratore durante il suo esame nell’udienza del 29 maggio. La difesa esamina le dichiarazioni rese dal collaboratore “unica fonte d’accusa” per Vincenzo Arcieri. La discussione degli avvocati si concentra sugli elementi resi da Cappello, si tratta di un’estorsione che per la difesa “non ricorrono elementi” per definirla tale. In merito al rapporto tra Pino Scalise e Vincenzo Arcieri il collaboratore aveva dichiarato: “quando c’era qualcosa a Decollatura e dintorni facevano a metà delle mazzette per conto delle montagne”. A detta del pentito, infatti, anche Arcieri faceva parte del “gruppo della montagna”.

Tutti elementi che non hanno avuto riscontri ma provengono solo dalle dichiarazioni di Rosario Cappello. Elementi non riscontrati nemmeno nelle dichiarazioni dei testimoni chiamati in aula: “ci sono possibili ricostruzioni alternative - spiega il legale Ferraro - sostenute da Petrone Felice nel dibattimento, in maniera schietta e sincera. Petrone ha parlato solo di un’amicizia iniziata dagli anni ‘90, mai parlato di richieste estorsive, mai ha detto di aver pagato alcuna richiesta, ha chiarito anche le visite che Arcieri ha compiuto nei cantieri”. Un rapporto che in aula Felice Petrone aveva definito di “comparaggio”. “A fronte dei riscontri esterni e del narrato di Rosario Cappello si evince una mancanza di elementi certi” per questo gli avvocati Galeota e Ferraro, a termine della discussione, chiedono l’assoluzione per Vincenzo Arcieri.

La discussione dell’avvocato Rania: “Non bastano i legami di parentela per condannare Antonio Notarianni”
Il legale Stefania Rania discute sulla posizione di Antonio Notarianni, l’avvocato si riserva anche di una memoria scritta. A Parlare di Antonio Notarianni è il collaboratore di giustizia Umberto Egidio Muraca. Anche il commerciante Giovanni Carlo Cortese, in quanto persone offesa, ha reso dichiarazioni sull’imputato. Il Pm, infatti, in sede d’esame ha chiesto a Cortese se conosce i fratelli Notarianni: “si - aveva risposto - sono venuti nel mio negozio ma non ho concesso nessuno sconto particolare”. Parla di Antonio Notarianni come un vicino di casa, un amico. “Non vi sono elementi di alcun tipo per desumere le contestazioni – spiega il legale”. “Non basta - conclude l’avvocato Rania - che lui abbia legami di parentela con Aldo Notarianni e Giuseppina Giampà, per condannarlo”, pertanto, il legale chiede l’assoluzione per Antonio Notarianni.

La discussione dell’avvocato Pagliuso: “Il vero e l’inverosimile” su Eric Voci
Si lascia ispirare a “Il fu Mattia Pascal” di Pirandello l’avvocato Francesco Pagliuso che difende anche Eric Voci, così dopo “L’ennesimo traggiro” l’avvocato titola la vicenda di Eric Voci, “Il vero e l’inverosimile”. Eric, figlio di Antonio Voci, anche lui imputato in questo procedimento e difeso dall’avvocato Leopoldo Marchese, risponde, in breve, di: presunta estorsione a Cantafio; vicenda delle giostre, e di un sinistro falso. L’avvocato Pagliuso esamina le versioni dei fatti partendo dal dichiarato di Pasquale Cantafio, che ha un negozio di occhiali in città, in merito alla vicenda di una presunta estorsione da parte del suo assistito. Antonio Voci avrebbe detto al figlio di comprargli, da Cantafio, un paio di occhiali e di dirgli che glieli avrebbe pagati appena uscito dal carcere. Questo, quanto emerso dalle intercettazioni, ai colloqui, tra padre e figlio. Ma, Eric Voci, si sarebbe vergognato di fare ciò e disse una bugia al padre ovvero che Cantafio aveva chiesto 300 euro per quegli occhiali. In aula, ricorda l’avvocato, Cantafio disse di non conoscere Eric Voci, “nessuno - aveva affermato - si è presentato da me a chiedere occhiali”, e ancora, “non ho mai subito un’estorsione relativa agli occhiali da Eric Voci”. Cantafio, chiede il legale alla Corte, “perché avrebbe mentito?”.
In merito alla vicenda delle giostre il legale chiede di non confondere la figura di Antonio Voci con quella di Eric e sull’incidente falso l’avvocato spiega “abbiamo: un sinistro fasullo, con solo danni a cose, tremila euro di risarcimento per danno all’autovettura”. Eric Voci in questa vicenda viene indicato come il conducente, “conducente di un incidente che non è avvenuto, in quanto falso; un nome su un Cid che non ha firmato lui; un’auto della quale Eric non è proprietario” per il legale, quindi, non vi è nessuna prova. Conclude la sua discussione citando il collaboratore del quale dichiarazioni sono il fulcro di diversi Processi: Angelo Torcasio, “Eric era solo il figlio di Antonio Voci”. Chiede, infine, l’assoluzione per Eric Voci.
Restano da completare le posizioni di Antonio Curcio, Fausto Gullo e Antonio Voci; e da discutere quelle di Domenico Curcio, Michele Muraca e Vincenzo Perri che si prevede di terminare nella seduta del 14 dicembre.
R.V.
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