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Lamezia Terme - “Quando sarà il momento, al momento giusto, faremo fare una brutta fine a Gratteri e ai suoi collaboratori. Noi siamo nati prima e comandiamo noi, non siamo finiti”. Sono le parole che il collaboratore di giustizia Antonio Genesio Mangone, deponendo oggi pomeriggio nel processo "Rinascita Scott" nell’aula bunker di Lamezia Terme, ha attribuito al detenuto ed imputato nel maxiprocesso Gianfranco Ferrante, 59 anni, imprenditore di Vibo Valentia, nel corso dell’esame dinanzi del pm dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

Queste, invece, le altre dichiarazioni che il collaboratore Mangone ha attribuito a Gianfranco Ferrante, il quale avrebbe manifestato tutta la sua preoccupazione per l’azione di contrasto ai clan intrapresa dalla Dda di Catanzaro: “Noi siamo una potenza, non siamo mica morti e con tempo tutti questi pm e collaboratori la pagheranno e faranno una brutta fine. Se non l’hanno fatto loro lo facciamo noi perché la ‘ndrangheta è nata prima della legge. In Calabria comandiamo noi ed è sempre stato così. La Dda di Catanzaro e Gratteri portano cose concrete e i collaboratori di giustizia stanno dicendo la verità”.

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